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domenica 9 settembre 2012

TARANTO - GLADIATOR LA FOTOGALLERY DI CAPRIGLIONE FOTOGRAFI

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A CUNEO TREMANO PER LE SORTI DELL'ILVA


Colata d'acciaioColata d'acciaio
TARANTO - Gli industriali del cuneese guardano con molta apprensione al Golfo di Taranto per l’evolversi dell’inchiesta della procura tarantina sull’inquinamento dell’Ilva. E lo fanno per una giusta causa: il rischio di perdere tra i 4000 e i 6000 posti di lavoro nella filiera dell’acciaio. La metà delle industrie metalmeccaniche di quel territorio, infatti, si approvvigionano, direttamente o attraverso intermediari, dell’acciaio targato Ilva di Taranto. Una lettera con moltiallarmi in tal senso è giunta l’altro ieri sul tavolo del ministro Corrado Passera che non a caso aveva lanciato l’allarme: «Dalla chiusura dell’Ilva - ha detto - ci sarebbe un impatto negativo per 8 miliardi di euro in tutto il Paese». A farsi carico del problema della categoria è stata Nicoletta Miroglio, presidente di Confindustria Cuneo, firmataria della missiva destinata al ministro dello Sviluppo economico. «Onorevole ministro - si legge - denuncio una situazione che preoccupa lavoratori, famiglie del territorio cuneese e imprenditori della nostra filiera metalmeccanica, che conta aziende leader a livello europeo e mondiale, soprattutto nella meccanizzazione agricola e nell’impiantistica industriale».
La rappresentante degli industriali ha descritto la situazione presentando la carta d’identità del comparto metalmeccanico della sua zona. Le industrie maggiori sono le due che appartengono allo stesso gruppo Riva: una a Racconigi (dove si trasformano i «coils» d’acciaio in tubi e laminati) e l’altra a Lesegno (Riva Acciaio), che impiegano da sole 450 lavoratori. Altri 400 circa lavorano presso Cosmo di Busca, Profilmec e Damilano Group di Racconigi, Manitowoc di Lesegno. Ed ecco il dramma legato all’acciaieria più grande d’Europa: «Se i problemi di inquinamento rilevati dalla magistratura porteranno alla chiusura di quell’impianto - lamentano i cuneesi - mancherà l’acciaio per le lavorazioni con il risultato che tra i 4000 e i 6000 posti di lavoro saranno a rischio nella Granda (16 mila gli occupati del settore, 300 le aziende di cui molte totalmente dipendenti dall’acciaieria pugliese).
A preoccupare maggiormente le istituzioni e i rappresentanti economici di Cuneo è la sorte della «Cosmo», aziende leader nella costruzione di spandiconcime che utilizza i laminati di Taranto. L’impresa che esporta praticamente in tutto il mondo, ha avviato di recente importanti partnership in Asia e Africa. «Acquistiamo il 100% delle lamiere dalla Ilva, nel Cuneese almeno il 50% dell’acciaio arriva da quel fornitore. Se chiudesse, ci troveremmo a non avere materia prima o a doverla pagare chissà quanto, perché il mercato resterebbe in mano a tedeschi e francesi», ha dichiarato l’amministratore delegato della Cosmo, Duilio Paolino. «Le nostre imprese - ha spiegato la presidente Miroglio nella sua lettera a Passera - non sanno se potranno evadere gli ordini» perchè se chiudesse l’Ilva «sarebbero costrette a ripiegare su prodotti medi di importazione, perdendo il vantaggio competitivo di disporre di fornitori vicini».
L’industriale del Nord quindi chiede al ministro che «con l’obiettivo principe di tutela dei lavoratori e dei cittadini coinvolti, si compia ogni sforzo per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti Ilva». «Il prezzo dell’acciaio salirà tra il 10 e il 20%», teme Domenico Annibale, presidente sezione Meccanica di Confindustria di Cuneo. A preoccuparsi sono anche i sindacati della categoria. Barbara Tibaldi, Fiom-Cigl: «L’Ilva è quanto resta del sistema industriale italiano: la bonifica va intesa come investimento per tutelare i dipendenti diretti, quelli dell’indotto e il territorio».
Nazareno Dinoi

IL PARADOSSO NEL MARE DI TARANTO. ECCO I DELFINI

Il mare di Taranto è la culla ideale per i cuccioli di delfini. Strano a dirsi nel momento in cui la città pugliese è diventata l'emblema dell'inquinamento industriale, dopo il sequestro degli impianti dell'Ilva. Eppure è così. La scoperta è stata fatta da un gruppo di appassionati che da tre anni studiano i cetacei che vivono nel Golfo Ionico. Per questo hanno dato vita all'associazione Jonian Dolphin Conservation.
"Nel 98% delle nostre escursioni in mare  -  spiega Vincenzo Prunella, ricercatore universitario e responsabile scientifico dell'associazione  -  abbiamo avvistato i delfini. Dopo ferragosto erano scomparsi. Ma solo nei giorni scorsi abbiamo compreso il perché. Al tramonto abbiamo notato un gruppo di numerosi cuccioli di Stenella che si muovevano sotto la protezione del branco". In pratica i delfini erano scomparsi per riprodursi. Poi sono tornati nuotare e gli esperti del gruppo li hanno prontamente avvistati, filmati e fotografati.
"La lunghezza dei cuccioli è di circa 90 centimetri  -  continua Prunella  
-  e questo dimostra che sono nati da pochi giorni nelle nostre acque. L'avvistamentoconferma quanto la nostra associazione ha documentato da tempo. Ovvero che il Golfo di Taranto è una delle pochissime 'feeding ground' del mondo, ovvero una zona in cui la "Stenella striata", trova le condizioni ambientali e alimentari per vivere e riprodursi". Ma i delfini sono gli unici cetacei che bazzicano nel mare sul quale si affaccia Taranto. "Da tre anni accompagniamo i turisti ad ammirare i delfini, che sono il simbolo della nostra città"  -  spiega Carmelo Fanizza, presidente dell'associazione. "Ma spesso avvistiamo anche balenottere, verdesche e squali elefanti. La verità è che il mare di Taranto è una grande ricchezza e che la natura riesce a sconfiggere anche l'inquinamento. Noi crediamo in questo patrimonio e vogliamo valorizzarlo. I delfini li abbiamo visti anche nuotare davanti alle ciminiere dell'Ilva. Quell'immagine per noi è la speranza di un futuro diverso per Taranto".
 

TARANTO - GLADIATOR 0-3


I rossoblu perdono 3-0 in casa contro il Gladiator: in gol Manzo, Longo e Del Sorbo
di Matteo Schinaia
Falsa partenza casalinga per il Taranto di mister Napoli. I rossoblu soccombono per 3-0 contro il Gladiator e mostrano una preoccupante involuzione rispetto alla brillante trasferta di Trani di sette giorni fa.
Circa 2500 spettatori sfidano il gran caldo (33°) e salutano il ritorno allo Iacovone dei rossoblu. La presidnete Zelatore saluta i tifosi prima della gara, i supporters rossoblu dimostrano di gradire.
LA PARTITA - Napoli sostituisce lo squalificato Prosperi con Rosato e preferisce Cosentini a Catalano. Nel 4-3-3 del Gladiator di Squillante, giusto mix di gioventù ed esperienza.
L'inizio della gara è di marca campana: Di Pietro e Del Sorbo preoccupano De Deo con buone conclusioni. Al 18' il Taranto va in gol: il colpo di testa di Cosa su corner di Cosentini sbatte sulla traversa e viene ribadita in rete di mano da Bufalino. L'arbitro se ne accorge ed ammonisce il giovane centrocampista.
Anche il Gladiator si vede annullare un gol al 20' per un fuorigioco di Del Sorbo. Otto minuti dopo, Gladiator in vantaggio: magistrale punizione di Manzo. traiettoria imparabile, per De Deo nulla da fare. Poco dopo si fa male Bufalino, entra Mauro al suo posto.
La prima frazione di gioco si conclude con un minuto di recupero ed il Gladiator in vantaggio di un gol.
Ripresa amara per i rossoblu: al 6' gli ospiti, infatti, raddoppiano. Corner di Gatta ed incornata vincente di Longo.
Entrano Audino e Curri per Zaccaro e Del Bergiolo, Napoli si gioca gli ultimi 25 minuti con uno spregiudicato 4-3-3, ma serve a poco. Al 23' Sarli sfiora il gol con una bella girata di sinistro, ma alla fine sono i campani a trovare il terzo centro con Del Sorbo, ben imbeccato da Del Pietro.
Finisce comunque tra gli applausi. Il vero Taranto non è questo: agli uomini di Napoli il compito di trovare i primi tre punti stagionali già mercoledì a Trani nel recupero della prima giornata.

RISULTATI E CLASSIFICA SERIE D GIRONE H 9/9/2012



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