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venerdì 31 agosto 2012

LA RISPOSTA DEL RIONE TAMBURI AI VELENI DI TARANTO (CORTEO DEL 30 AGOSTO...

30 Agosto 2012.
Dall'intervento di Alessandro Sortino con il programma PIAZZA PULITA di LA7, il servizio di TARAStv sulla risposta del Rione Tamburi di Taranto ai veleni che la circondano.
GIOVANNI MAIMONE

martedì 28 agosto 2012

lunedì 27 agosto 2012

AIA ALL'ILVA. PARLA ALESSANDRO MARESCOTTI (PEACELINK)


È più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, piuttosto che l’Ilva di Taranto possa ottenere l’autorizzazione AIA.
L’incipit della famosa frase del Vangelo di San Matteo ben si adatta alla fabbrica più inquinante d’Italia. Se si adotta nella procedura di autorizzazione AIA l’articolo 8 del decreto legislativo 59 del 2005 (è la normativa di riferimento dell’AIA) il cammello Ilva non entra nella cruna della procedura AIA.
Tale articolo fissa infatti i limiti emissivi più restrittivi possibili prendendo in considerazione le migliori tecnologie.
Oggi ho potuto esporre questi concetti a tutti i membri della Commissione AIA all’apertura dei lavori in Prefettura, assieme a Daniela Spera di Legamjonici.
Quando ho chiesto pubblicamente al referente del gruppo istruttore della Commissione AIA, Antonio Fardelli, se la Commissione intende o no adottare i limiti emissivi più stringenti indicati all’art. 8 del dlgs 59/2005 (quelli per cui sono in vigore le ordinanze della Procura di Taranto) la risposta è stata evasiva e imbarazzata. La domanda è stata da me posta più volte con grande nettezza. Ho chiesto più volte che il referente della Commissione AIA rispondesse con un sì o un no. Ma una risposta chiara non c’è stata. E non a caso.
Questo è un campanello d’allarme.
Se infatti si applicasse nell’area di Taranto l’art. 8 del decreto legislativo 58 del 2005, sarebbero garantite (lo dice la norma) “misure più rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecniche disponibili, al fine di assicurare in tale area il rispetto delle norme di qualità ambientale”.
Ciò in concreto significherebbe che, per le sole polveri, la fase di cokefazione dovrebbe avere valori emissivi 70 volte inferiori (da 70 g/t a 1 g/t), il camino E312 per la sinterizzazione dovrebbe attenersi a emissioni 25 volte inferiori (da 85,5 kg/h a 3,4), l’altoforno in fase di caricamento dovrebbe inquinare 14 volte di meno (da 29,8 g/t a 2,1), il colaggio ghisa e loppa dovrebbe impattare 95 volte di meno sull’ambiente (da 40,1 g/t a 0,4) e l’acciaieria sarebbe obbligata a ridurre le emissioni di 15 volte (da 218 g/t a 14).
Il rafffonto è fra le emissioni degli impianti e i rendimento delle migliori tecnologie.
Gli impianti Ilva posti sotto sequestro non a caso non hanno i requisiti per ottenere l’AIA se si prendono in considerazione i valori emissivi più restrittivi sopra citati, elencati nelle Bref (BAT Reference), ossia nell’elenco delle migliori tecnologie (1).
Concedere l’AIA all’Ilva, applicando i valori emissivi più restrittivi previsti dalle Bref (e dall’ordinanza del GIP Todisco), sarebbe come concedere ad una vecchia Fiat 124 il bollino Euro 5. Sarebbe un’assurdità tecnica. I limiti tecnici non consentirebbero un’autorizzazione del genere anche nel caso la vecchia Fiat 124 venisse portata dal miglior meccanico del mondo. Fuor di metafora, lo stabilimento Ilva di Taranto, per l’area a caldo, ha dei limiti impiantistici strutturali che non consentono di allinerasi con i valori emissivi più rigorosi che la Procura richiede (e che richiederebbe anche una applicazione rigorosa dell’AIA).
Ho specificato ai membri della Commissione AIA che, se adottano i criteri più restrittivi previsti dall’art. 8 del dlgs 59/2005, sarebbe impossibile per loro giustificare tecnicamente il rilascio di una nuova AIA.
Questo principio è talmente chiaro che per tale motivo oggi chi guidava la Commissione AIA non si sbilanciava e non voleva dire né sì né no circa l’applicazione di questa norma restrittiva. Che per noi è la norma fondamentale da applicare.
Con fermezza e chiarezza è stato dato lanciato un chiaro messaggio alla Commissione AIA.
Se non verrà applicato l’articolo 8 della normativa AIA, saremo costretti a fare un esposto alla Procura della Repubblica.
In ogni caso l’AIA va discussa a produzione ferma, così come richiede la Procura.
Nel frattempo invieremo al Ministero dell’Ambiente la richiesta, nell’ambito dei prossimi passaggi della procedura AIA, di incontrare il Ministro Clini per esporre questi stessi concetti.
Nel frattempo noi vigileremo perché nessun cammello entri dalla cruna dell’ago.
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
cell. 3290980335

IL 29 AGOSTO SI RIUNISCONO LE LISTE DEL CAMBIAMENTO DI TARANTO

MERCOLEDI' 29 AGOSTO ORE 19,00 ASSEMBLEA GENERALE
Presso: CENTRO POLIVALENTE VIA LISIPPO
QUARTIERE TAMBURI
L'Assemblea Plenaria è riservata agli aderenti che si sono riconosciuti ed hanno sostenuto il programma di governo e di riconversione di TarantoRespira.
Tutti gli amici disponibili e presenti in città sono pregati di prendere contatti con i propri rappresentanti di Lista, al fine di ricevere le ultime notizie sulla iniziativa e sulla sede dell'Assemblea.
- Per ARIA PULITA: Luigi Boccuni
- Per RINASCERE: Giacomo Raffaelli
- Per ECOLOGISTI E CIVICI: Ada Le Noci
- Per MAMME PER TARANTO: Marianeve Santoiemma
- Per RINNOVIAMO INSIEME: Saverio De Florio (Max Volta)

- P.S. Al fine di sostenere i costi di affitto dei locali, agli aderenti viene richiesto un contributo volontario di 5 Euro

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domenica 26 agosto 2012

GOLDBET MAIN SPONSOR DEL CRAS TARANTO


Il Cras Basket Taranto ha un nuovo main sponsor: l’azienda austriaca di scommesse GoldBet sosterrà la stagione sportiva 2012/2013 delle campionesse d’Italia in carica. E’ arrivata in settimana la firma che ha messo nero su bianco una partnership importante, fortemente voluta e cercata dal Presidente del sodalizio ionico, Angelo Basile, e da Ugo Cifone, tarantino, manager GoldBet e Presidente ACOGI (Associazione Italiana dei consumatori e degli operatori del gioco).
Le trattative che hanno condotto alla sottoscrizione dell’accordo annuale di sponsorizzazione hanno preso il via a maggio, al termine dell’ultimo campionato di A1, e sono proseguite nel corso di tutta l’estate attraverso incontri a Innsbruck e a Taranto.
Il connubio tra il bookmaker tirolese e la società ionica di basket femminile garantisce il prosieguo del basket a Taranto e ambisce a disputare una stagione sportiva con buoni livelli di competitività.
GOLDBET, LEADER NEL BETTING INTERNAZIONALE. GoldBet, fondata nel 2000 con sede a Innsbruck, è oggi una delle più prestigiose e solide aziende d'Austria. Grazie ai moderni e affidabili software per calcolare le probabilità nei giochi del casinò e poker, il bookmaker del Tirolo si posiziona tra i leader in Europa per il numero di abbonati e scommesse sportive offerte, in conformità con i più alti standard di qualità nel settore. In virtù della lunga esperienza del suo management, il Gruppo GoldBet è noto per la solidità finanziaria, la trasparenza e l’affidabilità. GoldBet consente di offrire le migliori soluzioni nel campo delle scommesse online e dell’intrattenimento, in un ambiente sicuro e regolamentato.
CRAS, ANGELO BASILE: “GRAZIE A GOLDBET CONTINUA IL BASKET A TARANTO”. Il presidente del club ionico non nasconde la sua soddisfazione per quello che si preannuncia un binomio vincente. “Innanzitutto voglio ringraziare GoldBet che ha creduto nel progetto del Cras, e, in particolare, il dott. Ugo Cifone che, con il suo intervento di intermediazione, ha permesso la continuazione del basket nella nostra città” – dichiara Basile. “Ugo Cifone, da tarantino amante della sua terra, ci ha aiutati a concretizzare un accordo importante che siamo fiduciosi possa produrre, nel tempo, ampie e reciproche soddisfazioni”. Con GoldBet quale main sponsor della stagione 2012/2013, quali le ambizioni del Cras per il campionato di A1? “Siamo fiduciosi di metter su una squadra giovane che possa competere ad un buon livello. Non siamo stati fermi negli ultimi mesi e, con il nostro lavoro sul campo, convinceremo questa azienda leader nel ramo delle scommesse che ha puntato su una realtà vincente”, conclude con un sorriso Angelo Basile.
GOLDBET, UGO CIFONE: “GOLDBET PUNTA SUL CRAS E SU TARANTO”. Direttore commerciale GoldBet per la Puglia e la Basilicata e, dal 2011, presidente dell’ACOGI (Associazione Italiana dei consumatori e degli operatori del gioco), Ugo Cifone, definito da GoldBet il suo “uomo-immagine”, ha l’obiettivo primario della visibilità nel pieno rispetto della legalità. “L’investimento su Taranto mira a lanciare la GoldBet e il mio progetto per l’attestazione del gioco responsabile di cui l’azienda è simbolo”,spiega Cifone. “Da tarantino amo la mia città e ne seguo le sorti con partecipazione. Conoscevo bene il Cras, ho sempre apprezzato i successi sportivi e la serietà della società e ho ritenuto che per la GoldBet potesse diventare un investimento propizio”. Manager nel ramo delle scommesse, in GoldBet da un anno e mezzo, Cifone ha le idee molto chiare sul futuro: “La nostra aspirazione è che il connubio con il Cras duri nel tempo. Vogliamo che la stagione alle porte sia il primo passo di un cammino comune ricco di soddisfazioni. Per la nostra azienda si tratta della prima esperienza di sponsorizzazione nello sport femminile, finora, infatti, abbiamo sostenuto la Superbike con il GoldBet Superbike Team. L’accordo con il Cras l’ho voluto con tutte le forze, è un mio progetto e l’azienda mi ha appoggiato perché vuole investire su Taranto.”
UFFICIO STAMPA CRAS BASKET TARANTO

IN ARRIVO LA TERZA "AIA" PER L'ILVA


Ora è annunciata l’Aia sprint e sembra che l’attenzione debba concentrarsi su: “monitoraggio, emissioni fuggitive ossia non convogliate degli impianti a caldo e il parcogeominerario” (intervista Ministro del 21 agosto). Riguardo alle emissioni non convogliate nulla di nuovo, perché bisogna adempiere quanto disposto dall’art 7 testo su Aia e all’art 268 comma 1 Codice Ambiente.
Acquisito che la Puglia è la regione italiana dove maggiore è l’impatto ambientale sulla matrice aria, prodotto da attività industriali. Altresì acquisito che al settore industriale è imputabile, nella Provincia di Taranto, il 90% delle emissioni di monossido di carbonio, il 18% delle emissioni di Composti Organici Volatili , il 60% delle emissioni di ossidi di azoto, il 65% delle emissioni di ossidi di zolfo e oltre l’80% delle emissioni di polveri totali sospese e il 40% delle emissioni di anidride carbonica. La sola Ilva ha generato nello scorso anno più di 8,5 milioni di tonnellate di biossido di carbonio. Importantissimo diventa, in una situazione di criticità ambientale, come quella di Taranto, un nuovo Piano di Risanamento della Qualità del’Aria (PRQA) e di Tutela delle Acque (PTA) della Regione Puglia e i Piani di Monitoraggio (impianti sottoposti Aia statale che sono 5 nella sola Taranto, su 11 di tutta la Puglia) ma soprattutto il controllo, da parte della pubblica amministrazione.
IL GOVERNO? SEMPLIFICA!
Proprio dall’attuale Governo invece del potenziamento delle strutture e delle norme addette al controllo è arrivata la “semplificazione”! Nel decreto legge n. 5 del 9 febbraio 2012, entrato in vigore il 10 febbraio, ci sono tre terribili articoli (proposti ed elaborati dal Ministero dell’Ambiente o da quello dello Sviluppo con il silenzio inconcepibile del Ministero dell’Ambiente e la compiacenza incomprensibile dei cosiddetti ecologisti presenti in Parlamento?) il 14, il 23 e il 24 di semplificazione della normativa ambientale .
Esiziale è l’art. 14, intitolato “Semplificazione dei controlli sulle imprese”, la cui ratio dichiarata è di limitare al massimo i controlli sulle imprese al fine di recare alle stesse “il minore intralcio” possibile. Addirittura si aggiunge che i controllori devono adeguarsi al principio di “collaborazione amichevole con i soggetti controllati al fine di prevenire rischi e situazioni d’irregolarità”.
Amichevole? Quindi collaborazione tra controllore controllato che vuol dire? Che impropriamente i controllori diano consigli all’impresa su quello che dovrà fare per prevenire rischi e situazioni d’irregolarità?
Poiché l’organismo deputato al controllo tecnico è l’Arpa e che i suoi funzionari sono responsabili, ai fini della denuncia di attività illecite che possono determinare danni, appare davvero incredibile la portata di questi articoli che incrementano ulteriormente le riserve dei cittadini su quanto si è detto sull’inquinamento dell’ambiente. Se a queste sciagurate norme si aggiunge il principio legislativo, in base al quale per fare cassa, l’ARPA può accettare consulenze a pagamento anche dai soggetti, che dovrebbe controllare (ed eventualmente denunciare), diventa concreto il sospetto e la sfiducia dei cittadini che, la collaborazione “amichevole” possa sfociare in “diversa collaborazione”.
Nell’Aia concessa sono richiamate nel frontespizio e nel decreto del Ministro numerose leggi, tranne due di estrema importanza la “Raccomandazione del Parlamento Europeo 2001/331/Ce” che, stabilisce i criteri minimi per le ispezioni ambientali e il Regolamento 793/93 dell’UE sulla valutazione il controllo dei rischi presenti nelle sostanze chimiche Nell’aia concessa ci sono questioni rilevanti che dovrebbero essere oggetto di approfondimenti e ne rilevo solo tre : la difformità di dati tra quanto comunicato nel registro Ines e quanto riportato in domanda aia, le emissioni non convogliate e l’uso del pet coke in sostituzione di una parte di fossili.
Riguardo al famigerato benzene sui dati delle emissioni “non convogliate” sono pari a 13,7 tonnellate (anno 2005), 219,2 tra convogliate e non convogliate registro Ines (inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) anno 2005 e 1,25 tonnellate dichiarazioni P-RTR (registro rilascio e trasferimento d’inquinanti). Per gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) si realizza un’incongruità simile: emissioni non convogliate 1,1 tonnellate annue e stimate a 1,8 alla capacità produttiva mentre nella dichiarazione Ines 2005 pari a 22,58 mentre il dato riportato nelle conclusioni del Rapporto dei periti nominati dal GIP si rileva un dato fornito dalla società pari a 600 Kg.
IL PET COKE? E’ IL PIU’ TEMIBILE!
Poiché entrambe le sostanze sono classificate nel Gruppo 1 (il benzene) e nel Gruppo 2 A 2 B (IPA) dallo Iarc di Lione una chiarificazione è il minimo che si possa pretendere. Sul parcogeominerario sembra che il Ministro nella sua intervista di lunedì sia stato molto chiaro “il parco geominerario non è una zona omogenea perché vi sono stoccati materiali molto diversi con differenti rischi di polverosità. Si tratta di selezionare il tipo d’intervento , articolarlo in termini di copertura dove è opportuna e praticabile , o in termini di gestione puntando sulle tecnologie avanzate “.
Evidenziamo subito che le polveri convogliate emesse nel 2010 ammontano a 4159 tonnellate che diventerebbero più di 13.000 alla capacità produttiva. Le polveri “non convogliate” invece superano le 2000 tonnellate annue e di queste, un terzo derivano proprio da stoccaggio e materie prime. Se a tutto questo aggiungiamo l’assurda e irresponsabile decisione di autorizzare in sostituzione di una parte del carbone (5%? 10%?) con il pet coke (e’ l’ultimo prodotto delle attività’ di trasformazione del petrolio ed è considerato lo scarto dello scarto tanto da guadagnarsi il nome di "feccia del petrolio) che sarà stoccato nel parco e che rappresenta una delle sostanze più inquinanti, a causa delle sue caratteristiche (contiene contaminanti come arsenico, molibdeno, nichel, zolfo ,vanadio e IPA in particolare benzopirene e va movimentato con cura per evitare di sollevare polveri respirabili) non si può non concludere che questo assenso aggraverà ulteriormente la situazione di criticità ambientale.
Sull’argomento pet coke esiste la ricerca del dipartimento di Chimica e Fisica della Terra dell’Università degli Studi di Palermo che nel 2004 ha dedicato all’argomento l’articolo “ Inorganic pollutants associated with parti culate matter from an area near petrochemical plant”. A dimostrazione della forte incidenza ambientale del pet coke basta considerare che nel Porto di Gaeta, dove viene una forte movimentazione di pet coke, una ordinanza, emessa dalla Capitaneria di Porto, impone: l’uso di innaffiatori per evitare la sollevazione in aria del pulviscolo, il divieto di scarico in condizioni ventose e l’uso di contenitori o teli isolanti per evitare la fuoriuscita di materiale sulla banchina o nel bacino.
RAGIONIAMO SULLE POLVERI
Tornando alle polveri e soprattutto alle PM 10 - polveri con diametro pari a 10 millesimi di millimetro- in particolare osserverei che la frazione di particolato, con dimensioni superiori a 10 μm, si ferma alle prime vie respiratorie, quella con dimensioni tra 2,5 e 10 μm raggiunge la trachea e i bronchi, quella sotto i 2,5 μm può arrivare agli alveoli. La frazione dimensionale del particolato più importante dal punto di vista degli effetti ambientali è la cosiddetta frazione fine - diciamo da 2.5 μm in giù - e che tuttavia a livello nazionale non esistono metodiche analitiche ufficiali per la determinazione del particolato fine in emissione. Le affermazioni “diversa polverosità dei cumuli stoccati” e di “selezione delle coperture “ appare quindi riduttivistica e di grande superficialità.
FACCIAMO CONTI OCULATI, MA IL BENE COMUNE E’ LA SALUTE E L’AMBIENTE
Incredibile infine che possa essere consentito che nell’uso delle MTD si dichiari tranquillamente che: “non sono state adottate misure di verifica dell’efficacia degli interventi di adeguamento realizzati” Altrettanto incredibile che possa essere consentito a un impianto, con un fabbisogno di energia equivalente a 38 miliardi di Kwh, di potere affermare e il Ministero accettare che “ il gestore ha manifestato l’impegno a utilizzare l’energia in modo efficace”.
Incredibile infine che il Ministro possa affermare in Parlamento che il 75% del PIL lordo della Provincia di Taranto è generato da Ilva facendo riferimento a uno studio di Banca Italia del 2008 ovvero considerando gli eventi occorsi a un’altra era geologica. Consigliamo al Ministro di pagarsi l’accesso al portale della siderurgia italiana “ siderweb” e leggere i dati 2010 di “ Bilancio d’Acciaio” scoprirebbe che sul PIL italiano Ilva incide per 500 euro su ogni milione di euro di valore aggiunto generato dall’economia italiana. Sulla provincia di Taranto per 77 euro su ogni 1000 di valore aggiunto e per 12,4 euro su tutta la Puglia. Considerando anche gli effetti indotti i valori diventano pari a 1500 euro, 24 euro e 121 euro.
Criptico infine il Ministro quando dichiara “Relativamente a questo aspetto - il danno ambientale ;ndr - stiamo valutando queste settimane se è possibile avviare con l’Ilva un accordo per la bonifica del sito, che sostanzialmente supera anche la procedura di danno ambientale “
A Taranto è in atto una partita dalle implicazioni rilevanti: si contrappone la concezione di coloro che credono negli individui, nello Stato e nella sacralità del mercato a chi crede nelle persone, nella società e nella comunità. La ragionevole follia della tutela dei beni comuni e della prevalenza su tutto del diritto alla salute e della tutela dell’ambiente è la bandiera dietro la quale spero possa riconoscersi e lottare la gran parte del popolo italiano.

venerdì 24 agosto 2012

L'ILVA ALLA RICERCA DELL' AIA (VIDEO DEL 23 AGOSTO 2012)

23 AGOSTO 2012 ORE 23,15.
Immagini della sera del 23 Agosto con le emissioni della grande industria protetta dallo Stato Italiano.
Da notare alla fine del video lo scorazzare dei bambini nelle piazze dichiarate OFF-LIMITS dal Sindaco Ippazio Stefano.
CHIEDIAMO SCUSA PER LE IMMAGINI FURTIVE E MONTATE SUL POSTO.

mercoledì 22 agosto 2012

NASCE "A TUTTO CALCIO" LA NUOVA TRASMISSIONE DIRETTASTADIO DEL CALCIO TARANTINO


Lo staff di TuttoSportTaranto.com e la redazione di Tbm annunciano la nascita di una nuova trasmissione sportiva che racconterà in diretta le vicende delle squadre tarantine, dalla Seconda Divisione alla Seconda Categoria, ogni domenica pomeriggio
L'informazione sportiva diTuttoSportTaranto.com eTbm (canale 212 del digitale terrestre) raddoppia. Confermatissimo l'appuntamento del lunedì sera, alle ore 21, con "A tutto sport", contenitore sportivo reduce dagli importanti consensi delle due stagioni precedenti. A partire dal 3 settembre, nel salotto di Matteo Schinaia, Fabio Ancona ed Aldo Simonetti, fari puntati su Taranto, Martina, Grottaglie e le altre squadre di calcio dilettantistico, sul calcio giovanile e su tutte le realtà sportive del territorio, con Cras e Real Statte in testa.
Dal 2 settembre, inoltre, andrà in onda, tutte le domeniche a partire dalle 14,45, "A tutto calcio", trasmissione che si propone di aggiornare, in tempo reale e con collegamenti telefonici in diretta, i risultati delle compagini tarantine, dalla Seconda Divisione alla Seconda Categoria.
Grande spazio, quindi, non solo a Taranto, Martina e Grottaglie, ma anche a quelle squadre, appartenenti a categorie inferiori, solitamente lontane dalle luci dei riflettori.
Per appassionati e scommettitori, inoltre, risultati e classifiche anche di serie A, B e Prima Divisione.
Per info, collaborazioni o pubblicità:
TARAStv   TEL. 3381488022     0994704262       E-MAIL: taranto73@gmail.com         tarastv@libero.it

lunedì 20 agosto 2012

SOCIETA' SPORTIVE, NEGOZI, PARROCCHIE. IN DETTAGLIO, CHI PRENDE I SOLDI DA RIVA

L’ Ilva spese 2.500 euro per regali alla parrocchia dei Santissimi
Angeli Custodi il 19 ottobre 2010, 5mila euro per quelli all’Unione italiana per il
trasporto degli ammalati a Lourdes il 23 luglio dello stesso anno, circa 8mila euro
per la Semat Spa il 30 settembre, circa 10mila euro alla “D’Erchie
Srl” (un’azienda che produce olio d’oliva) e 4mila alla “Longo, un mondo di
specialità” (vini e prodotti alimentari) per pacchi-regalo di fine anno. Queste
alcune voci della lista “omaggi e regalie” 2010-2011 dell’Ilva di Taranto: due
pagine e ottanta righe con relative spese consegnate dal responsabile della
contabilità dello stabilimento siderurgico, Francesco Cinieri, agli inquirenti che
tentano di trovarci dentro tracce di presunte mazzette che, a loro parere,
l’azienda avrebbe elargito a varie istituzioni per favorire l’acciaieria.
Tra le altre “regalie” che si trovano
nella lista ci sono pacchi dono alla Banda municipale del Comune di Crispiano
(2.750 euro, il 31 dicembre del 2010), al Lions Club locale (2.500 euro il 15
giugno del 2011), a piccole società sportive come la Okinawa karate (4.000 euro
il 31 maggio 2011) o la Triton Taranto che si occupa di football (2.000 euro il 30
giugno 2011) o a un’associazione tarantina di pattinatori (2.000 euro il 31 luglio
del 2011), a società per azioni, aziende informatiche, il Politecnico di Bari, centri
culturali, un comitato per un non meglio precisato festeggiamento, anche un
omaggio floreale da 50 euro, il 5 aprile del 2011.
In particolare la Guardia di Finanza e gli inquirenti sospettano che in questa lista
“omaggi e regalie” sia stata contabilizzata come “spese di direzione” anche la
presunta mazzetta da 10mila euro che Girolamo Archinà, il capo delle relazioni
pubbliche dell’azienda, avrebbe pagato al consulente tecnico della procura,
Lorenzo Liberti, perché rendesse meno dure le sue considerazioni
sull’inquinamento dell’Ilva. Gli investigatori cercano di capire se questa mazzetta
sia stata ceduta o no, e se poi sia stata contabilizzata “sotto falso nome”, ovvero
se sia stata mascherata, ad esempio, da donazione a qualche parrocchia del
territorio.
Ad ogni modo, il fatto che l’Ilva ogni anno faccia regali a questo o a quell’ente,
spenda soldi per pacchi dono per Natale o Pasqua, non costituisce
assolutamente un reato. Ma anche se non verrà riscontrata nessuna anomalia nei
conti, la lista “omaggi e regalie” serve alla Guardia di Finanza anche solo per
capire quanto estesa fosse la rete di contatti “sociali” dell’acciaieria nel territorio.

TUTTE LE MAZZETTE DISTRIBUITE DA GIROLAMO ARCHINA'

Il Corriere della Sera pubblica una lista di regalie con cui l’Ilva di Taranto gestiva il consenso nella zona.
Spiega il quotidiano: 
Gesti che non comportano alcun reato, ma che secondo la Guardia di finanza indicano quanto elevato fosse il budget a disposizione di Girolamo Archinà, il capo delle relazioni pubbliche dell’azienda accusato di fare pressioni sulle istituzioni per favorire in ogni mo
do l’acciaieria. E la lista indica anche quanto estesa fosse la rete di contatti «sociali » dell’Ilva nel territorio. L’elenco è stato consegnato agli inquirenti da Francesco Cinieri, dal 1986 responsabile della contabilità dello stabilimento siderurgico.
Secondo i magistrati in quella lista di donazioni e acquisti di regali per amici e giornalisti, è stata contabilizzata come «spese di direzione» anche la mazzetta da diecimila euro che Archinà avrebbe pagato al consulente tecnico della procura, Lorenzo Liberti, perché «addolcisse» le sue considerazioni sull’inquinamento...
CLICCA SULLA FOTO PER INGRANDIRLA






BENEFIT FOR CHILDREN, IL 24 AGOSTO AL PALAFIOM

LA FAMILY DOG PRESENTA:

Benefit for Children - Le arti unite per la solidarietà
Una giornata immersa nel divertimento con un unico obbiettivo:dare una possibilità ai ragazzi,bambini della casa famiglia "la vela" di vivere al meglio nel nostro territorio.

▪▪▪▪▪già dalle 18:00▪▪▪▪▪
►Mercatino dell'artigianato
►artisti di strada
►Writers
►Clown
►Breakers(free corner)
►sculture di palloncini
►Trucca bimbi
►Spettacolo di fuoco dei Luminal Fireplay(in collaborazion con la compagnia di giocolieri "Jugg che di sei").
►Mostra fotografica di Roberta Trani : "C'era una volta. Storie di tempi in posa".

poi

▪▪▪Live Showcase di▪▪▪▪

►►►►Fido Guido◄◄◄◄
►Pacefatta
►Majin
►Diverso
►Shiver
►Losco
►Delinquentin
►Zire
►Devil kay
►Sciamano
Dj Set:
►►►► Dj Trix◄◄◄◄
►GFK
►Snooze Tagaririm
►Zuingo Youth
►Mawga

hosted
Gallo & Snooze Tagaririm
La serata si svolgerà presso il palacool(palafiom) di Taranto.
Ingresso con contributo di 2 euro, soldi che andranno direttamente nelle casse della casa famiglia di Fabio Millarte Cooperativa Sociale
S.r.l. LA VELA-Via Canarini n°4 LEPORANO
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DURANTE LA GIORNATA CI SARA' UNA RACCOLTA INDUMENTI,OGGETTI,ACCESSORI CHE ANDRANNO SEMPRE IN BENEFICENZA ALLA CASA FAMIGLIA.
ALLA RACCOLTA POTRA' PARTECIPARE CHIUNQUE VOGLIA.
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UNA GENOVESE SCRIVE AI TARANTINI


Non sono mai stata a Taranto, ma sono nata 40 anni fa a Cornigliano (Genova) e lì ho vissuto per oltre 20 anni, davanti alla mostruosa acciaieria, che ha distrutto per sempre un quartiere che all’inizio del secolo scorso era tra le più rinomate località balneari della Liguria.

Ero solo una bambina o un’adolescente poco consapevole, ma ricordo bene le lotte delle donne di Cornigliano per porre un limite al mostro che si mangiava le nostre vite.

Ricordo i tanti giorni in cui si respirava una puzza acre e si dovevano tenere chiuse le finestre, ricordo la polvere nera, grigia, rossastra, che si posava ovunque, sulle persiane, sui vetri, sul bucato e i sui nostri polmoni.

Per protesta si appendevano le lenzuola bianche alle finestre e in breve tempo diventavano grigie di veleno.

Allora non c’era internet e se il benzene aveva sforato i limiti di decine di volte, si veniva a saperlo (mica sempre) dopo mesi e mesi che l’avevamo già respirato… Ricordo i botti delle esplosioni, e le nuvole di fumi che si levavano immense, illuminate dalla luce arancione industriale; mio padre mi spiegava che i fumi peggiori però erano quelli che non si vedevano, che uscivano di notte.

Mio padre per un periodo aveva lavorato a quella che allora si chiamava Italsider (oggi Ilva): per sua fortuna lavorava negli uffici, ma qualche volta era entrato nella zona di lavorazione e raccontava che sembrava di essere arrivati all’inferno.

Mio padre ogni estate cercava di portarci via per respirare un po’ di aria sana almeno qualche mese all’anno.
Andavamo in affitto in un modesto appartamento in campagna in Piemonte e quando arrivava settembre e dovevamo tornare a casa io e mia sorella piangevamo.

Mio padre è già stato operato per due tumori, magari il benzene non c’entra, ma chi lo saprà mai?…

Coi miei genitori abbiamo dovuto aspettare più di 20 anni per poterci permettere di scappare dall’inquinamento e cambiare casa, per trasferirci in un piccolo appartamento un po’ più lontano da quell’aria avvelenata contro la quale non c’era difesa.

Eppure, senza le acciaierie invece saremmo stati ricchi: i miei nonni nel secolo scorso avevano costruito ed erano proprietari di interi palazzi a Cornigliano, in riva al mare.

Poi la vista mare si è trasformata in vista altoforno e quei palazzi nel giro di pochi anni non valevano più nulla.
Ma quando dico nulla intendo proprio nulla, li abbiamo venduti tutti per poche lire e tolti i debiti e le spese non c’è rimasto niente.

Nessuno ha mai ripagato i corniglianesi di tutta quella loro ricchezza persa.
Persa, perché qualcun altro si è voluto arricchire sulla nostra pelle.

La famiglia Riva si è arricchita, producendo senza volere spendere il necessario per i filtri e la tutela dell’ambiente.
Erano pochi spiccioli in confronto ai loro guadagni, ma chi è accecato dalla sete di profitto cerca di ridurre ogni spesa, anche se a scapito della salute della gente.
La famiglia Riva si è arricchita, migliaia di operai hanno lavorato, certo, sebbene in condizioni disumane, ma dall’altra parte migliaia di famiglie a Cornigliano hanno perso, oltre che la salute, il valore delle loro case, dei loro negozi, delle loro attività imprenditoriali.

Hanno dovuto scappare, chiudere, ammalarsi.
I bei negozi della mia infanzia a Cornigliano non esistono più.
Ora ci sono solo supermercati latinos, macellai halal e doner kebab… Cornigliano è diventata un ghetto per stranieri, per i vecchi e i più poveri che non possono scappare.

Dal 2002 l’altoforno è stato finalmente spento, sono rimaste solo le lavorazioni a freddo, ma il quartiere non si è mai più ripreso.
Eppure come era bella Cornigliano prima delle acciaierie!
Mio zio mi mostra le foto della spiaggia dove facevano il bagno con quei buffi costumi di settanta anni fa, sullo sfondo il maestoso castello Raggio, proteso in mezzo al mare.
Hanno distrutto tutto, spiaggia e castello, in nome del progresso (?) e dell’industria.

Lo zio, così come i miei, sono riluttanti a parlarne, sento che dentro di loro c’è ancora un dolore pungente, una rabbia forte per quello di cui sono stati derubati, per quello che è stato consentito, per uno stato che non li ha protetti e salvaguardato i loro interessi.

Vi chiedo allora: quei posti di lavoro in acciaieria valevano tanta distruzione? Senza neanche considerare il valore inestimabile della salute e dell’ambiente, se facessimo un bilancio tra la ricchezza guadagnata dalla popolazione (salari dei lavoratori) e quella persa da tutto il quartiere, dove starebbe l’ago della bilancia? Io la mia risposta me la sono già data…

E così quando oggi sento che il governo vuole fare ricorso contro il giudice che finalmente a Taranto ha avuto il coraggio di fare quello che altri avrebbero dovuto fare da anni … Ecco, mi sembra che il mondo vada a rovescio, mi pare che siamo tornati indietro di un secolo riguardo alla difesa dei diritti umani e dell’ambiente. Mi prende lo sconforto, mi sento una cittadina tradita e soffro come se a Taranto ci abitassi anche io…


14/08/2012 - Silvia Parodi


COMITATO LAVORATORI LIBERI E PENSANTI

ILVA. "DISASTRO DOLOSO", SI RICONFERMA IL FERMO DEGLI IMPIANTI


Il tribunale del Riesame ha confermato il sequestro degli impianti a caldo dell'Ilva senza concedere la facoltà d'uso. Si precisa inoltre, come si apprende da fonti giudiziarie, che tale facoltà non era stata richiesta neanche dai legali dell'impianto siderurgico. Depositate questa mattina le motivazioni in base alle quali il 7 agosto è stato confermato il sequestro dell'area a caldo dello stabilimento.
Il tribunale del Riesame, confermando il sequestro Ilva, dispone che non si continuino a perpetrare i reati contestati nel provvedimento cautelare. Sul percorso da seguire per interrompere i reati, i giudici - viene riferito da fonti giudiziarie - non si sbilanciano e affidano il compito ai custodi nominati dal gip e alla procura.

Il provvedimento - notificato all'Ilva - è di circa 120 pagine. Nel dispositivo della propria decisione (depositato il 7 agosto scorso), il tribunale del riesame scriveva: ''i custodi garantiscano la sicurezza degli impianti e li utilizzino in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo e della attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti''.

Per rafforzare questa disposizione, il tribunale aveva nominato custode giudiziario proprio il massimo rappresentante Ilva: Bruno Ferrante, ''nella sua qualità - precisa il tribunale nel dispositivo - di presidente del Cda e di legale rappresentante di Ilva spa''. La nomina di Ferrante quattro giorni dopo la decisione del Riesame è stata revocata dal gip Patrizia Todisco.

Riesame: "Alta potenzialità distruttiva della gestione" Per il Tribunale del Riesame, le modalità di gestione dell'Ilva di Taranto sono state tali da produrre un "disastro doloso": "azioni ed omissioni aventi una elevata potenzialità distruttiva dell'ambiente (...), tale da provocare un effettivo pericolo per l'incolumità fisica di un numero indeterminato di persone".

Secondo il Riesame il "disastro" prodotto dall'Ilva a Taranto è stato "determinato nel corso degli anni, sino ad oggi, attraverso una costante reiterata attività inquinante posta in essere con coscienza e volontà, per la deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti".

Secondo i giudici le proprietà e i gruppi dirigenti "che si sono avvicendati alla guida dell'Ilva hanno continuato a produrre massicciamente nella inosservanza delle norme di sicurezza dettate dalla legge e di quelle prescritte, nello specifico dai provvedimenti autorizzativi".

I giudici ritengono che "le emissioni nocive che scaturivano dagli impianti, risultate immediatamente evidenti sin dall'insediamento dell'attuale gruppo dirigente dello stabilimento Ilva di Taranto, avvenuto nel 1995, sono proseguite successivamente", nonostante una condanna definitive per reati ambientali. Inoltre, nonostante i "molteplici" impegni assunti dall'Ilva con le pubbliche amministrazioni per migliorare le prestazioni ambientali del siderurgico, i dirigenti dello stabilimento non hanno mai assolto agli obblighi.

DICIASETTENNE ACCOLTELLA I GENITORI DELLA FIDANZATA

Ha accoltellato i genitori e uno zio della sua ex convivente, una 17enne con la quale pochi minuti prima aveva litigato per questioni legate al sostentamento del loro bambino, ed è stato arrestato dai carabinieri di Laterza (Taranto) per tentativo di omicidio e lesioni personali aggravate. Si tratta di un disoccupato di 25 anni. I tre feriti sono stati ricoverati in prognosi riservata all'ospedale di Taranto. Ieri sera, verso le ore 22.30, l'ex convivente del 25enne e una sua cugina, pure lei minorenne, si trovavano nel centro abitato di Laterza per assistere al concerto della cantante napoletana Maria Nazionale. Il 25enne si è avvicinato e ha tentato con una scusa di attirare l'ex convivente in una strada isolata, per chiarire vecchie questioni lasciate in sospeso. La giovane ha respinto l'invito ed è stata colpita con una gomitata. L'aggressore l'ha anche minacciata dicendo che se avesse fatto intervenire i suoi familiari, "avrebbero trovato una bella sorpresa". La minore, impaurita, ha informato dell'accaduto i suoi genitori e uno zio, che l'hanno raggiunta per prestarle soccorso e riaccompagnarla a casa. Mentre percorrevano via Roma, è avvenuto casualmente l'incontro con l'uomo, che li ha accoltellati. I carabinieri successivamente hanno rintracciato l'autore del ferimento nella sua abitazione e lo hanno arrestato.

AL COMUNE DI TARANTO SI SPENDE TROPPO E NON A NORMA


Il motivo è dato dalle modalità con cui si sta procedendo alle spese del bilancio comunale.
Pur essendo il Comune in “esercizio provvisorio” (come prevede l’apposita norma), non avendo ancora approvato il bilancio di previsione per il 2012, si stanno facendo spese direttamente su detto bilancio, in evidente violazione delle norme.
Ho perciò scritto all’Assessore al Bilancio (che dovrebbe essere lo stesso Sindaco), al Dirigente alla Programmazione Finanziaria ed all’Organo di Revisione comunale, per chiedere chiarimenti sulla regolarità e sulla utilità di tali spese.
A solo titolo di esempio ho chiesto chiarimenti:
  • del perchè si sono spesi 18.150,00 euro per l’acquisto di un programma software e servizi di collaborazione, utilizzando una somma del bilancio 2012, ancora non approvato come dice la stessa determina ed, addirittura, impegnando per oltre 11.000,00 euro anche il bilancio 2013 (come è possibile se riguarda il bilancio dell’anno prossimo e la spesa non è di carattere pluriennale?);
  • stessa operazione per l’acquisto di un software per una spesa di 3.430,35 euro, sempre con impegno sul bilancio 2012 (non ancora approvato) e per la spesa di 1.119,25 euro per acquistare dei mobili per ufficio, sempre impegnandoli sul bilancio 2012.
Queste operazioni di spesa, fatte ai primi di agosto, sono state eseguite senza nessuna gara comparativa, ma con affidamento diretto. Ed in particolare, nel caso delle acquisizioni informatiche, senza nessun coinvolgimento delle aziende del territorio, preferendo aziende di fuori Taranto (amanti dei forestieri!).
A completare “l’innovativa” gestione di un bilancio non ancora approvato ho letto anche dell’impegno di risorse sul fondo di riserva del bilancio 2012, cioè: si utilizza la riserva di un bilancio che ancora non esiste formalmente.
Per rispetto dei cittadini di Taranto e per evitare di ascoltare parole in libertà su sacrifici e lotta ai privilegi, poi contraddette dalla pratica quotidiana, ho chiesto chiarimenti su tutto ciò. Spero di ricevere a breve, anche dagli organi di controllo interni, una risposta convincente.

IL PROCURATORE SEBASTIO. "DAL GOVERNO VOGLIAMO I FATTI"

Dal punto di vista giudiziario, sulla vicenda Ilva "quel che è certo è che noi dobbiamo andare avanti lungo la nostra strada. Nel codice di procedura penale non esistono le trattative con il potere politico o con soggetti esterni al processo. La sola trattativa prevista dal codice è il patteggiamento con l'imputato". Lo dice il procuratore di Taranto Franco Sebastio, intervistato oggi dal Quotidiano Nazionale.

Salvaguardare al tempo stesso le ragioni del lavoro e quelle dell'ambiente, dice Sebastio, "è quello che ognuno si augura. Vedo che tutti, forze politiche, sociali, l'azienda stessa, lo affermano, e questo è un bene. Ma come magistrato non partecipo alle concertazioni. Noi dobbiamo stare rigorosamente fuori dai tavoli. Come cittadino devo constatare che qualcosa si muove e questo fa ben sperare. Ma come magistrato - continua - io ho il difettaccio di avere trent'anni di esperienza e voglio vedere proprio i fatti. Sicuramente seguiranno, non faccio mica un processo alle intenzioni, però li voglio vedere".

Il procuratore spiega poi di aver avuto un colloquio telefonico con il ministro Clini, "per cortesia, garbatamente. Non c'è nulla di male se parlo con un ministro della Repubblica. Ma come ho sottolineato in tutte le mie lettere scritte alle autorità i questi anni, la leale collaborazione è doverosa, ma nell'assoluto rispetto delle rispettive competenze".

"Nessuno mi chieda di rispondere a sollecitazioni che non devono e non possono riguardare la mia sfera di competenza. Consiglio però - conclude - di attendere le motivazioni del Tribunale del Riesame, che sicuramente chiariranno eventuali dubbi interpretativi sulle ordinanze".

sabato 18 agosto 2012

ANONYMOUS RENDE NOTO IL DATABASE DELL'ILVA CON I CONTATTI DEI GIORNALISTI COINVOLTI NELLE ATTIVITA'

FONTE ANONYMOUS....Data Base: IlvaTaranto
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s ilva Gianni 3297475257 48 AGI giannirotondo@libero.it Rotondo
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otondo
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s ilva Silvia 3297475257 87 TARANTO SERA santonioli@metalbulletin.com Rotondo
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s vice-presidente ilva Simona 333.8785980

LA VERITA' SULLA MANIFESTAZIONE DEL 17 AGOSTO A TARANTO

Alcune testate giornalistiche facevano passare la notizia: "TARANTO PRESIDIATA DALLA POLIZIA, OPERAI SCIOPERANO PER LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO".
Per SKY TG24, TARAStv da la risposta tramite il nostro amico GIUSEPPE CAROVIGNO.

TARANTO VUOLE VIVERE. LA MANIFESTAZIONE DEL 17 AGOSTO 2012

17 Agosto 2012.
La risposta dei tarantini ai signori di Roma venuti in citta' per difendere gli interessi dello stato.

venerdì 17 agosto 2012

LO STAGE DEI DELFINI ROSSOBLU'

16 Agosto 2012.
Matteo Schinaia e Giovanni Maimone hanno seguito, per TuttoSportTaranto.com e TarasTv, il primo raduno della squadra di Murianni e Ancona

giovedì 16 agosto 2012

LETTERA APERTA AL GIUDICE TODISCO

rano anni che aspettavamo

Abbiamo trascorso i giorni e le notti a fare informazione, a diffondere immagini e verità che solo ora sembrano venire a galla, all'improvviso, come una doccia fredda su gran parte dei tarantini ed italiani tutti. E per questo silenzio dobbiamo ringraziare i mass media (non tutti fortunatamente) e i nostri amministratori, corrotti e con la testa china, per anni, davanti al dio potere, inebriati dal profumo dei soldi.
Tutto sotterrato per troppo tempo, edulcorato, modificato, arrangiato, deformato... a scapito del popolo tarantino.
Un popolo che oggi dice basta.

Erano anni che aspettavamo

Abbiamo visto piangere e soffrire, ammalarsi e morire. Abbiamo asciugato le nostre stesse lacrime. Tutto sembrava far parte di una realtà propriamente cucita sulla pelle della nostra Taranto e, sembrava che così dovesse rimanere. Quasi a doversi rassegnare in cambio di "stipendi della morte" che ci venivano concessi per sopravvivere. Con il ricatto occupazionale pensavano " dove devono andare a lavorare sti poveracci!"...

Ci hanno definito inutilmente facinorosi e isterici in più occasioni...
Noi chiedevamo solo verità e giustizia.
Abbiamo cercato disperatamente qualcuno che si schierasse dalla nostra parte e che, con la mano sul cuore, potesse vedere quello che era chiaro a tutti: la fine di un territorio e di un popolo.

Erano anni che aspettavamo

Ora è arrivata. Una donna decisa, determinata. Una donna che è dalla parte della verità, dalla parte della giustizia: Patrizia Todisco.
Con questa semplice lettera vogliamo ringraziare pubblicamente questa grande donna. Pur consapevoli che non ci sia ancora nulla di definito e che la battaglia per la vita è appena cominciata. Noi non ci arrenderemo.
Dottoressa Todisco... Le urliamo, in coro, il GRAZIE più forte che Lei abbia mai sentito perchè ha riacceso la speranza di un futuro migliore. Ha unito un popolo che ora chiede solo di respirare senza affanno e senza paure. Ci ha regalato il sogno di poter vivere senza le ombre dei demoni del vile profitto e della malattia. Il sogno di poter vivere con i colori accesi della nostra terra e del nostro mare. Il sogno di poter vivere una vita normale.
GRAZIE

Gruppo Taranto Pulita

PARLANO I TARANTINI. LA FUNZIONE DEI SINDACATI ALL'INTERNO DELL' ILVA

Un pensionato ILVA parla delle situazioni subdole che si sono sempre consumate all'interno dello stabilimento con le magagne dei Sindacati che tutti sapevano, ma nessuno diceva.
Singolare la scoperta del GAS RINGO.

TARANTO VIOLENTATA LA NOTTE DI FERRAGOSTO

ORE 2 FRA IL 15 E IL 16 AGOSTO.
Continua imperterrita la produzione ILVA anche la notte di Ferragosto, incuranti delle parole del Giudice Patrizia Todisco, e con la complicita' del Governo Italiano.

IL VERGOGNOSO GOVERNO ITALIANO CHE OSTACOLA LA GIUSTIZIA

E’ paradossale il fatto che un governo che tanti sforzi sta facendo per ridare credibilità internazionale al nostro paese, oggi dia al mondo la pessima immagine di ministri che attaccano magistrati rei di applicare la legge. Molti di voi diranno: qual è la novità? E’ questo il vero dramma, l’assenza di discontinuità con l’ostilità del governo Berlusconi verso magistrati che conducevano indagini scomode. Ma mentre prima la questione era circoscritta a faccende, a volte gravi e a volte grevi, relative alla persona del premier, oggi riguarda fondamentali principi di civiltà. Può la ragion di stato o la convenienza economica di una parte imporre la violazione di un diritto costituzionale, nonché universale, come la salute e la vita, al resto della popolazione?
Le cose stanno proprio in questi termini, infatti gli impianti dell’ILVA, non rispettando le norme relative alle emissioni, hanno già minato gravemente la salute di molti cittadini di Taranto, fino alla morte per un numero ancora imprecisato di casi. Si parla già di centinaia di morti, centinaia di casi di tumori, anche in bambini, migliaia di casi di malattie respiratorie gravi e invalidanti.
La legge italiana ed europea, che il governo è tenuto a rispettare ed i magistrati a far rispettare, impone che, un impianto che abbia emissioni non a norma e costituenti un grave pericolo per la salute, venga immediatamente fermato fino a quando non abbia compiuto gli adeguamenti tecnologici necessari al rispetto delle leggi. Chi dice il contrario commette il reato di complicità ed istigazione a delinquere, aprendo un precedente pericolosissimo ed indegno per un paese civile. Commette un atto altamente immorale e diviene complice e corresponsabile delle morti presenti e future.
Un governo serio dovrebbe lodare quel magistrato coraggioso, che difende il diritto di tutti nei confronti di una impresa che ha avuto fino ad oggi un atteggiamento criminale e gravemente omissivo. In un paese civile chi commette questi crimini deve pagare i danni, come fu per la Hoffmann – La Roche di Seveso, come sarà per il disastro petrolifero nel golfo del Messico. Spetta piuttosto al governo garantire agli operai coinvolti gli strumenti per far fronte al tempo necessario alla riapertura degli impianti. Un governo moralmente credibile avvii immediatamente una seria indagine epidemiologica per rendere conto alla popolazione di Taranto ed all’intero paese, delle dimensioni di questo disastro.
Gianluigi Pellegrino, su Repubblica del 15 agosto, invoca un intervento del legislatore per dirimere questa questione. Attenzione, le leggi già ci sono e sono tutte di derivazione Comunitaria; il problema nasce piuttosto dal mancato rispetto delle leggi, perché un impianto come l’ILVA non dovrebbe mai essere localizzato all’interno di un centro urbano. Un nuovo intervento legislativo può solo peggiorare le cose in quanto la storia ci insegna che il potere di pressione delle grandi imprese sul legislatore è assai maggiore di quello dei cittadini.
Nella mia esperienza personale, ho vissuto 15 anni fa un caso analogo, anche se assai meno drammatico, come consulente della Provincia di Rieti. La Nuova Rayon (ex SNIA) localizzata in pieno centro urbano, emetteva anidride solforosa oltre i limiti di legge. La difficoltà ad imporgli di rispettare i limiti fu anche allora il ricatto occupazionale, nonostante che la SNIA fosse riuscita a farsi confezionare una legge ad hoc per emettere di più ottenendo addirittura l’aggiunta della definizione di rayon di alta qualità, inesistente nella normativa europea. Questo rayon speciale consisteva in una fibra più resistente ottenuta eliminando le cappe di aspirazione dell’aria che in tutte le altre fabbriche europee erano poste per legge sulle macchine a tutela della salute dei lavoratori.
Voci scomposte dal governo hanno addirittura diffidato il magistrato dal chiudere l’impianto per non scoraggiare gli investitori esteri. Direi piuttosto che l’immagine che in questi giorni alcuni ministri stanno dando, che in Italia in cambio del lavoro si possano violare le leggi sulla sicurezza, attirerebbe solo filibustieri di una economia criminale, che fino ad oggi si sono rivolti tragicamente solo a paesi del terzo mondo. E’ questa l’idea di futuro di questo governo? Io che da queste pagine ho accolto con entusiasmo la sua nascita, spero proprio di no; spero solo che si tratti di malintesi e di disorientamento da parte di due suoi ministri, uno dei quali, quello dell’ambiente, non scopre certo oggi la questione, ma ben la conosce da diversi lustri.
ANDREA MASULLO

TARANTO FC. L'ASSOCIAZIONE TARAS FA CHIAREZZA

A pochi giorni dalla faticosa iscrizione del Taranto Football Club 1927 al campionato di calcio di Serie D e alla vigilia di altre e non meno faticose imprese di carattere tecnico e societario, l’Aps Fondazione Taras 706 a.C. sente il dovere di fare chiarezza sul proprio ruolo nella neonata società, anche a fronte delle sollecitazioni che, sul punto, provengono dagli operatori dell’informazione e dai tifosi rossoblu.

Il 20 luglio scorso, dopo una brillante intuizione del Consiglio Direttivo della Fondazione Taras, è nata la società sportiva dilettantistica Taranto Football Club 1927. In un momento di confusione e di eccessivi protagonismi, la costituzione della società suonava come una provocazione nei confronti di quanti, pur manifestando interesse per la salvezza del calcio tarantino, non andavano al di là di semplici dichiarazioni di intenti. Il 2 agosto, in un clima di totale scoramento e col timore che non ci fossero più i “tempi tecnici” per l’iscrizione di una compagine rossoblù al campionato di calcio di serie D, la Fondazione Taras ha riproposto la sua provocazione.

Una società – il Taranto FC 1927, appunto – era già stata costuitita e gli adempimenti burocratici già avviati in buona parte: grazie all’intuizione della Fondazione, insomma, i “tempi tecnici” non erano più un ostacolo. Solo grazie all’intuizione della Fondazione, raccolta con passione e razionalità dalla cordata di soci che, ad oggi, tengono in mano le chiavi del Taranto FC 1927, è possibile parlare ancora di calcio a Taranto.

E tuttavia, la Fondazione Taras – che detiene una quota del capitale sociale della società calcistica – intende precisare meglio il suo ruolo nella compagine societaria. In accordo con quanto sancito nel suo Statuto, infatti, alla Fondazione Taras compete un ruolo di promozione dello sport tarantino, nelle sue variabili sociali e culturali. Secondo quanto disposto, ancora, dallo Statuto del Taranto FC 1927, la Fondazione Taras è lo strumento di rappresentanza democratica dei tifosi rossoblù all’interno della società.

Con riguardo alle scelte sulla gestione tecnica della prima squadra del Taranto FC 1927, in questa fase iniziale, la Fondazione ha deciso di riporre fiducia negli organi della società competenti, visti i tempi più che ristretti per allestire l’organico. D’altro lato, la Fondazione intende rimarcare fortemente che, non appena le cariche sociali del Taranto FC 1927 saranno ufficialmente determinate, essa terrà fede al suo ruolo di rappresentanza democratica dei tifosi e di garanzia di trasparenza e lealtà nella gestione societaria. Vista la storia recente del calcio tarantino, non è un risultato da poco.

Al momento, in attesa delle elezioni del nuovo Consiglio Direttivo della Fondazione che si terranno a settembre, il rappresentante della Fondazione in seno al Consiglio d’amministrazione del Taranto FC 1927 è il sig. Claudio Andriani. In omaggio ai citati principi di lealtà e per ragioni di correttezza nella gestione delle comunicazioni ufficiali, da ultimo, si intende evidenziare che:

- le uniche comunicazioni attendibili da parte della Fondazione Taras sono quelle ufficiali inviate attraverso l’ufficio stampa;
- le dichiarazioni informali rilasciate dai soci della Fondazione Taras agli operatori dell’informazione e a ogni altro soggetto sono da intendersi quali espressioni di una volontà personale che non impegna né espone in alcun modo la Fondazione.

ufficio stampa taras

ILVA. SI INTENSIFICANO LE INTERCETTAZIONI

 Il fumo non c'è solo nell'aria di Taranto. Gira fumo anche attorno alle autorizzazioni, alle perizie, ai comunicati stampa che l'Ilva dei Riva ha perpetrato per anni. Anche su questo fumo la procura di Taranto ha da tempo aperto un'inchiesta: l'indagine è per corruzione in atti giudiziari e al centro ci sono i vertici dello stabilimento. Un'inchiesta delicata tanto quella sull'inquinamento. Perché racconta chi e come in questi anni ha fatto finta di non vedere. E soprattutto per quanto lo ha fatto, come emerge da una informativa delle Fiamme Gialle.
Il centro dell'inchiesta della Guardia di finanza gira attorno all'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale che il 4 agosto del 2011 il governo Berlusconi rilasciò dopo quasi otto anni di discussione. Bene, il sospetto delle Fiamme gialle è che in quel documento (che ora il ministro Clini vuole rivedere al più presto) i limiti di inquinamento siano stati disegnati appositamente sulle emissioni dell'Ilva. E' un fatto, viene ricostruito in un'informativa, che l'allora capo delle relazione esterne dell'azienda, Girolamo Archinà (rimosso ora dal prefetto Bruno Ferrante) fosse in rapporti con i membri di quella commissione. "L'effettiva e la buona riuscita dei contatti - annota la Finanza - si rileva, come si accennava in precedenza, dai costanti aggiornamenti che egli fornisce ai vertici aziendali, con i quali ovviamente condivide le strategie da porre in atto, recependo le direttive che di volta in volta vengono 
impartite. Nello specifico emerge come anche a livello ministeriale fervano i contatti non proprio istituzionali per ammorbidire alcuni componenti della Commissione IPCC AIA; con i predetti le relazioni vengono mantenute da tale Vittoria Romeo e in parte anche dall'avvocato Perli"", entrambi consulenti dell'azienda. Ed è un fatto che l'avvocato milanese Franco Perli parlando con Fabio Riva dice: "La Commissione ha già accettato il 90% delle loro osservazioni e che non vi saranno sorprese, anche se la visita va un po' pilotata".
Vittoria Romeo parla al telefono con Fabio Riva e spiega le loro modalità di movimento.
R.: "Allora dicevo ad Archinà, se Palmisano che è quello della Regione, tira fuori l'argomento in Commissione, siccome l'Arpa deve ancora dare il parere sul barrieramento e a noi serve un parere positivo per continuare a dimostrare che non dobbiamo fare i parchi...". 
Riva: "E' chiarissimo. Però siccome noi non possiamo assolutamente coprire i parchi perché non è fattibile... tanto vale rischiarla così".
R.: "Valutiamo se la cosa in questi giorni la teniamo al livello di Ticali, Pelaggi, Mazzoni (ndr, presidente e membri della commissione) oppure...". 
Riva: "No, picchiamo.... picchiamo duro....".

Fabio Ticali era il presidente di quella commissione Aia. La sua nomina destò un certo scalpore: proprioRepubblica raccontò che furono fatti fuori esperti e messi nella commissione Aia signori nessuno, quasi tutti siciliani, come l'allora ministro Stefania Prestigicomo. E che fu scelto il trentenne Ticali a capo della commissione che aveva come pubblicazione più importante una sul ravaneto stradale.

LA CORRUZIONE
L'attenzione della Finanza si è concentrata prima sull'incontro tra Archinà e il perito del pm, il professor Lorenzo Liberti. Secondo l'accusa ci fu un passaggio di diecimila euro (documentato da alcune fotografie) per ammorbidire una perizia. Secondo gli investigatori anche Fabi o Riva sapeva, tanto da essere ritenuto responsabile di concorso morale nella corruzione.

Riva: "Ieri come è andata?".
A.: "E' andata secondo le aspettative...". 

Archinà, appunta la Finanza, "dice al Fabio Riva che consegnando in anteprima le analisi, potrà iniziare a lavorare (sul Liberti) affinché non nasconda che il profilo è identico, bensì che attesti che comunque le emissioni di diossina prodotte dal siderurgico siano in quantitativi notevolmente inferiori a quelli accertati all'esterno".
I Riva quindi vogliono addomesticare le perizie. E forse lo fanno con il denaro. Capita anche che conoscano i risultati in anticipo. Al telefono parla ancora una volta Fabio Riva. 

Riva: "La perizia tecnica sembrava andasse tutto bene... non lo so che caz... è successo... Però è succulenta la cosa di beccare un Riva giovane.. eh papà...". 

FUMO NEI COMUNICATI
Agli atti c'è anche un incontro tra Nichi Vendola, Fabio Riva, Girolamo Archinà e il direttore dell'Ilva Capogrosso. Proprio Fabio Riva ne parla con il figlio Emilio (omonimo del nonno) che suggerisce: "Facciamo un comunicato stampa fuorviante, tanto per vendere fumo dicendo che va tutto bene e che Ilva collabora con la Regione". Proprio i giornalisti sono un problema per l'azienda. Tanto che ci sarebbero rapporti "pericolosi" (la Procura sta inviando gli atti all'ordine). Archinà è molto seccato delle notizie sui giornali. "Mi sto stufando perché fino a quando io sò stato accusato di mantenere tutto sotto coperta, però nulla è mai successo... nel momento in cui abbiamo sposato la linea, la trasparenza, non ci raccogliamo più.... La situazione è complicata e se non si ha l'umiltà di dire ritorniamo tutti a nascondere tutto". 
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