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giovedì 14 marzo 2013

I MITICOLTORI DI TARANTO. «SINDACO, PENSI CHE SIAMO MARIONETTE?»

La protesta dei mitilicoltori, le cuzzarule, irrompe in Consiglio comunale. «La città è morta e qua nessuno se ne è accorto». «Sindaco, pensi che siamo marionette?». Ci sono anche le mamme con i loro figli in braccio ad invocare aiuto. Ci sono i papà che gridano disperati. Ci sono gli striscioni («Ci avete rotto le cozze», «Sono due anni che siamo costretti a mandare al macero le cozze e che siamo senza reddito», «Hamme perse Filippe cu tutte u' panare»). 

Una ventina di mitilicoltori si fa largo nell’area riservata al pubblico e chiede chiarezza in merito allo spostamento delle coltivazioni in Mar Grande, agli indennizzi per la produzione andata al macero e alle bonifiche. Si tratta degli operatori del primo seno del mar Piccolo, ai quali da oltre due anni viene impedito di allevare e commercializzare i prodotti per la presenza, oltre la soglia consentita, di diossina e pcb. Il veleno che ha distrutto l’immagine della pregiata cozza tarantina. 

Fino ad oggi solo la cooperativa «Cielo Azzurro» ha potuto avviare il trasferimento nelle nuove aree in mar Grande. Gli altri mitilicoltori devono fronteggiare una grave situazione economica e, in attesa delle indennità per i mancati introiti, non hanno il denaro a disposizione per pagare le tasse di concessione e sostenere il costo del trasferimento degli allevamenti. 

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