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mercoledì 3 ottobre 2012
martedì 2 ottobre 2012
NEONATA SENZA VITA NASCOSTA NELL'ARMADIO. ARRESTATA LA MADRE
- E' stata arrestata la donna di 25 anni, di Massafra, in provincia di Taranto, che ieri sera ha dato alla luce una neonata del peso di 2,5 chilogrammi e poi ha nascosto il corpicino senza vita in un armadio della camera da letto della sua abitazione. Le accuse a suo carico sono di infanticidio e occultamento di cadavere. Ora è piantonata in ospedale a Taranto.
Le indagini sono proseguite da ieri sera e per tutto il pomeriggio e sono state condotte da agenti della Questura di Taranto, in collaborazione con i carabinieri della Compagnia di Massafra. La donna ieri sera è stata ricoverata all'Ospedale 'SS. Annunziata' a causa di una forte emorragia, che i sanitari e il ginecologo hanno supposto fosse stata determinata da un parto al quale però non ha fatto alcun cenno.
Prima sono state ritrovate macchie di sangue per tutta la casa e resti della placenta sotto il letto, poi il feto chiuso nell'armadio in una busta di cellophane insieme ad altri indumenti. Il corpicino era già interamente formato. Sono ora al vaglio le posizioni di altre persone che potrebbero essere coinvolte nella brutta vicenda
NIKI VENDOLA. "A TARANTO MUORE UN MONDO INTERO"
''Mi separo dalle mie emozioni e cerco di leggere con freddezza il senso di cio' che sta accadendo dentro e fuori l'Ilva di Taranto. Dentro il piu' grande stabilimento siderurgico d'Europa. Dentro una citta' che soffre un dolore lancinante e che inciampa sulle proprie paure. Dentro un perimetro giudiziario in cui rimbalzano quesiti forti e taglienti, che infilzano tutto il buon senso e tutte le leggi che hanno regolato finora il rapporto complesso tra industria e ambiente, e piu' specificamente il rapporto tra produzione e salute. A Taranto succede che muore un mondo intero: o si trova un equilibrio reale tra il lavoro e la salute, oppure un giudice stabilisce che la vita e' incommensurabilmente il bene primario da tutelare''. Lo scrive Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta' e presidente della Regione Puglia, nel suo blog sull'Huffington Post.
''E da questo punto di vista - prosegue - si capovolge un modo astratto e convenzionale di normare la materia dei limiti alle emissioni: non possiamo chiedere ai corpi delle persone di adattarsi alle soglie dei veleni, ai nanogrammi, ai vincoli prestabiliti, bisogna viceversa partire dalla corporeita' della vita e del vivente, dalla sua inviolabilita', per definire le linee di demarcazione tra una emissione lecita e una illecita. Questo diventa un tema non piu' rinviabile quando prende la parola l'epidemiologia, quando le evidenze scientifiche individuano un nesso causale tra inquinamento e patologie, quando dal registro dei tumori si comincia a leggere criticamente la dinamica della morte propagata dagli effetti collaterali di un ciclo produttivo.
Questo significa che e' fatale spegnere l'area a calda e preparare il funerale della grande fabbrica? No. Questo significa che l'Ilva - che ha molto peccato in questi decenni ereditando dall'Italsider di Stato una stizzita indifferenza alle implicazioni ambientali e sanitarie della propria attivita' - deve cambiare registro, deve mettere mano al portafoglio e fare in fretta cento cose concrete: non un piano industriale che assomigli ad una vaga ambientalizzazione, ma un cambio epocale dei propri stabilimenti e delle proprie tecnologie. Ma anche un cambio serio di mentalita'. Tocca all'azienda, che cumula profitti immensi, mettersi in gioco''.
''E da questo punto di vista - prosegue - si capovolge un modo astratto e convenzionale di normare la materia dei limiti alle emissioni: non possiamo chiedere ai corpi delle persone di adattarsi alle soglie dei veleni, ai nanogrammi, ai vincoli prestabiliti, bisogna viceversa partire dalla corporeita' della vita e del vivente, dalla sua inviolabilita', per definire le linee di demarcazione tra una emissione lecita e una illecita. Questo diventa un tema non piu' rinviabile quando prende la parola l'epidemiologia, quando le evidenze scientifiche individuano un nesso causale tra inquinamento e patologie, quando dal registro dei tumori si comincia a leggere criticamente la dinamica della morte propagata dagli effetti collaterali di un ciclo produttivo.
Questo significa che e' fatale spegnere l'area a calda e preparare il funerale della grande fabbrica? No. Questo significa che l'Ilva - che ha molto peccato in questi decenni ereditando dall'Italsider di Stato una stizzita indifferenza alle implicazioni ambientali e sanitarie della propria attivita' - deve cambiare registro, deve mettere mano al portafoglio e fare in fretta cento cose concrete: non un piano industriale che assomigli ad una vaga ambientalizzazione, ma un cambio epocale dei propri stabilimenti e delle proprie tecnologie. Ma anche un cambio serio di mentalita'. Tocca all'azienda, che cumula profitti immensi, mettersi in gioco''.
GIORGIO SQUINZI (CONFINDUSTRIA) "SE L'ILVA CHIUDE L'ITALIA VA IN MALORA
Genova, 1 ott. - (Adnkronos) - "Se chiude Taranto per il Paese sara'
un disastro. Ragioniamo di una perdita che incide per 8 mld di euro
sulla bilancia commerciale e quindi porterebbe a un peggioramento del
pil". Lo ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi questa
sera a Genova al convegno di Confindustria "Verso un mondo nuovo".
"Il caso Ilva -ha precisato Squinzi- e' il piu' emblematico della difficolta' di fare impresa nel nostro Paese. La famiglia Riva ha comperato un'attivita' in grandissima difficolta', l'ha rimessa a posto, ci ha investito, dovra' investire ancora, ma credo sia importante non perdere questa azienda".
"Il caso Ilva -ha precisato Squinzi- e' il piu' emblematico della difficolta' di fare impresa nel nostro Paese. La famiglia Riva ha comperato un'attivita' in grandissima difficolta', l'ha rimessa a posto, ci ha investito, dovra' investire ancora, ma credo sia importante non perdere questa azienda".
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