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domenica 13 aprile 2014

SINDACO STEFANO. "CERCHIAMO NUOVI EQUILIBRI"

A metà del percorso del suo secondo mandato il sindaco Stefàno ha azzerato la sua giunta, è una mossa che segue  settimane di discussione ed una richiesta sempre più pressante da parte delle forze che, formalmente o sostanzialmente, sostengono la sua amministrazione.
Ma in pratica cosa c’è da aspettarsi da questa operazione politica? Io ritengo occorra chiedere molto, ovvero che sia un momento di svolta.
 Lo dico perché la città, pur non credendo molto che ciò sia possibile, pur avendo contributo con le  sue perenni discussioni su nodi mai risolti a determinare lo stallo attuale, è proprio questo che si aspetta.
Quando sette anni fa il sindaco venne eletto con una maggioranza strabiliante , in contrapposizione ai candidati che ufficialmente rappresentavano i partiti , i cittadini stavano chiedendo un cambiamento profondo.
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La città – come tutti sanno - era in ginocchio, preda di un dissesto senza precedenti, angosciata come sempre dai problemi del lavoro, dell’ambiente della sua vivibilità.
 A Taranto avevano governato un po’ tutti la sinistra negli anni ’70, poi il centro poi la destra quella citiana prima e quella tradizionale dopo tutti avevano fallito. Ci si  aspettava qualcosa di nuovo, non l’antipolitica ma qualcosa di diverso dalla forze politiche in campo un forte tentativo di risanamento e di rilancio.
Intorno al neo sindaco  si formarono più liste che, se erano civiche come organizzazione, non erano prive di una visione prospettica e programmatica.
Mai come in quegli anni la svolta è stata avvertita come possibile e a portata di mano.
Si chiedeva un risanamento non solo sociale ed economico ma etico, la rottura di vecchi equilibri del piccolo potere cittadino . Le consorterie di provincia non sono i favolosi “poteri forti”, sono una vischiosa palude che tutto avvolge in un sistema di piccoli piaceri, raccomandazioni, aggiustamenti tra ciò che si fa e ciò che si dovrebbe fare , di cui si rendono complici persino coloro che sono vittime di questo sistema, nella speranza di raccoglierne le briciole. E’ questa la perversa logica del “campa e fai campare”.

 
Il capo della amministrazione nella sua nota moralità era il garante di questo cambiamento.
La vita di una amministrazione che nasceva con queste premesse non poteva essere facile: intanto se la società tarantina  ha prodotto per decenni classi dirigenti che si riproducevano, uguali nella sostanza , ciò  doveva necessariamente essere il frutto di equilibri e di forze reali non facilmente rimuovibili.
Costruire una classe dirigente nuova , non in provetta, ma nel corso della più grande crisi nella storia della città non era cosa semplice: pure molte cose sono state fatte il risanamento economico dell’ente pressoché completato, avviato un programma significativo per la città con punte significative nelle politiche sociali, con il ripensamento della struttura urbanistica, con la programmazione di interventi nel campo economico, con la introduzione di regole  etiche nuove. Ma la resistenza al nuovo è stata notevole e ,tutto sommato, il fragile argine costituito dai movimenti nati intorno alla figura del sindaco non hanno retto l’impatto,si sono sfrangiati,parte è passata all’opposizione, parte è uscita di scena, qualcuno si adeguato.
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Dal punto di vista politico non è stato trovato un equilibrio che permettesse di affrontare alcuni nodi strutturali della vita cittadina come il rapporto tra ambiente e lavoro,e ciò ha fatto si  che i movimenti nati su questi temi subissero una progressiva radicalizzazione e fossero non gli alleati naturali di una amministrazione che si proponeva la svolta, ma in sempre maggiore contrapposizione con essa.
Errori ne sono stati commessi : i movimenti non vivono di un solo risultato elettorale, devono strutturarsi in qualche modo e radicarsi nella società se vogliono durare e garantire forme costanti di partecipazione Non averlo fatto, non aver creato una squadra intorno al sindaco aperta è stato il secondo errore di quegli anni.
Conclusa la prima consigliatura Stefano è stato riconfermato, ma i protagonisti della sua riconferma non erano più i movimenti che  avevano portato al successo – certo c’è stata un buon risultato degli SDS , buono dal punto di vista numerico, ma ormai ridotto ad insieme disomogeneo di candidati - erano ritornate in campo le forze politiche senza aver imparato la lezione del precedente confronto, anzi nella loro attuale debolezza sono diventate delle semplici costellazioni di consiglieri magari rette da un capocordata, difficili da gestire e da ricondurre ad un progetto unico.
 In questi ultimi due anni il sindaco si è sentito solo e soprattutto ha dato l’impressione di non credere più nella possibilità di realizzare l’antico progetto, non ha costituito una vera e propria giunta, ha tentato di fare da solo, commettendo anche errori che questa  solitudine rende inevitabili , pagando un prezzo altissimo anche dal punto di vista personale. Per  il resto la sensazione è che si tiri a campare e che pian piano la città stia ritornando a sette anni fa con il ritorno progressivo di vecchi metodi e magari delle stesse forze.
Hic rhodus hic salta dicevano i latini. A questo punto l’azzeramento se dovesse limitarsi ad un aggiustamento interno, senza un vero tentativo di svolta  non serve , avrà solo l’effetto di allungare il tempo le contorsioni di questo quadro politico, che arriverà ,trascinandosi alla fine del mandato.
 Diversamente il Sindaco, preso il coraggio a due mani potrebbe dire a tutti, innanzi tutto alla città : “si riparte questo è il progetto su cui voglio lavorare, con queste priorità e conseguentemente questa è la squadra di cui ho bisogno. Prendere o lasciare, o me lo lasciate fare o si torna tutti a casa”.
In questo caso potrebbe essere sconfitto, ma lascerebbe aperta una porta per chi avrà voglia e numeri per lavorare al rilancio della città.
Ma avrà la voglia e la forza di farlo?
FONTE: http://www.affaritaliani.it/puglia/taranto-stef-no-la-ricerca-d-equilibrio.html
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