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domenica 23 febbraio 2014

BONIFICHE. RITARDI SUL PORTO E SAN BRUNONE

Eppur si muove: è proprio il caso di dirlo. Parliamo della Cabina di Regia istituita dal Protocollo d’intesa “per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto firmato a Roma il 26 luglio 2012”, che ieri si è riunita per la terza volta dall’inizio dell’anno. Incontro servito per fare un aggiornamento sulle attività in corso rispettivamente agli interventi previsti per l’area PIP del Comune di Statte, il rione Tamburi, il Mar Piccolo e il porto.
Per quanto riguarda le attività inerente l’area industriale di Statte, la Cabina di regia ha comunicato che nella giornata di giovedì è stata completata l’aggiudicazione della progettazione preliminare per l’intervento di bonifica. Non è stato però reso noto quale sarà la procedura che sarà seguita per la bonifica dell’intera area, né il nome dell’azienda scelta. L’attività di bonifica potrà avvenire in seguito all’avvenuta attività di caratterizzazione della falda profonda dell’area. A tal proposito abbiamo chiesto lumi sui risultati di quest’ultima operazione. Ci è stato risposto che i risultati hanno confermato il superamento della soglia di concentrazione massima di tutti gli inquinanti trovati.
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In mancanza di ulteriori dati e chiarimenti, ciò vuol dire che negli ultimi 20 anni è cambiato poco o nulla. Le imprese presenti nell’area in questione (alle quali la Cabina di regia ha inviato la messa in mora) obbligate a fare la caratterizzazione, effettuarono i sondaggi anni addietro e quando arrivarono in falda trovarono un metro di olio pieno di PCB. Caratterizzazioni effettuate prima tra il ’95 e il ’98, e poi nel 2010: al termine di quest’ultima (il cui piano fu approvato con prescrizioni in sede di conferenza dei servizi presso il Ministero dell’Ambiente tra il gennaio 2008 ed il marzo 2010) i risultati furono che “numerosi sono i composti per i quali si è verificato il superamento dei valori limite; in particolare, spiccano superamenti elevatissimi dei valori limite previsti per alcuni metalli, IPA, idrocarburi pesanti, diossine e PCB”.
Non solo: già all’epoca si evidenziava come “data l’entità della contaminazione rilevata in falda, è evidente la necessità di attuare una messa in sicurezza di emergenza per rimuovere il prodotto libero”. In esito alla conferenza dei servizi ministeriale del 13/12/2010, la Direzione Generale TRI (Tutela delle Risorse Idriche), prendendo atto dei risultati della caratterizzazione, prescriveva “di avviare entro i minimi tempi tecnici necessari le necessarie attività di bonifica o di messa in sicurezza permanente dell’area”.
Nel settembre del 2011, al chiuso delle stanze della Regione, per la sola operazione di bonifica della cava e della falda profonda che si trova nel terreno sul quale è sorta nel 2003 la San Marco Metalmeccanica (all’interno di quella cava uno studio della Regione dell’ottobre 2011 accertava la presenza di materiale di risulta di provenienza dell’ex Italsider) si ipotizzava un intervento di almeno 200 milioni di euro. In questa prima fase di interventi, l’intera dotazione finanziaria impegnata e disponibile è di 37 milioni di euro.
Sul fronte degli interventi per il quartiere Tamburi, il commissario Alfio Pini ha dichiarato che entro il primo semestre del 2015 si dovrebbero concludere i lavori relativi ai cinque progetti di riqualificazione che riguardano i terreni delle scuole del quartiere (De Carolis, Deledda ed ex D’Aquino per un importo previsto 165mila euro già disponibile): i lavori dovrebbero partire al termine dell’anno scolastico in corso. Nei prossimi giorni sarà pronto il bando per la realizzazione degli interventi. La cui assegnazione avverrà, secondo quanto dichiarato ieri, in base alle garanzie che le aziende forniranno a tutela della salute e dell’incolumità degli alunni e del personale scolastico durante i lavori. Non è stata ancora avviata, invece, la caratterizzazione dell’area del cimitero “San Brunone” (importo previsto di 385 mila euro già disponibile), in quanto pare che siano state registrare “offerte anomale” sulle quali la Cabina di Regia vuol vederci chiaro.
Sono state invece confermate le criticità relativamente alle attività che riguardano il porto di Taranto, ed in particolare quelle relative alla riqualificazione ed ammodernamento della banchina del molo polisettoriale che faranno slittare di alcuni mesi il programma a causa di contenzioni amministrativi tra le società che hanno partecipato alla gara per l’assegnazione dei lavori: il 5 marzo infatti, si svolgerà l’udienza presso il TAR di Lecce.
Interessante invece, l’illustrazione delle opportunità offerte da due bandi rivolti alle imprese: il primo, recentemente emesso dal Ministero dello Sviluppo economico, prevede una dotazione finanziaria di 30 milioni di euro destinati alle imprese di Taranto nell’ambito del PON “Ricerca e competitività” così come sottoscritto nel luglio 2012 nel protocollo d’intesa. I fondi sono destinati, in particolare, ad opere che permettano di coniugare uno stato ambientale sostenibile con lo sviluppo delle potenzialità economiche del territorio. Un’altra opportunità è quella, invece, prevista dal bando Smart&Start, con uno stanziamento totale di 190 milioni di euro su Campania, Calabria, Sardegna, Sicilia, Basilicata e Puglia, in ordine al quale la Regione Puglia svolgerà un importante ruolo di sensibilizzazione del tessuto economico con particolare attenzione a quello tarantino e alle imprese che in esso vorranno investire in percorsi finalizzati al miglioramento della matrice ambientale.
Discorso a parte invece, merita il Mar Piccolo. “Stiamo aspettando di avere da ARPA le notizie complete rispetto al lavoro svolto – ha spiegato il commissario Pini – per affrontare il problema dell’inquinamento del mar Piccolo nella sede opportuna, ovvero nella sede della comunità scientifica mondiale perché non abbiamo ancora idea di cosa significhi affrontare il problema dell’inquinamento del Mar Piccolo”.
Lo studio di ARPA Puglia, in collaborazione col CNR, sullo stato reale in cui versa il bacino del I seno del Mar Piccolo, ha già completato la prima fase: quella sulla “Predisposizione del modello di circolazione e risospensione dei sedimenti”. La seconda invece, che riguarda l’individuazione delle fonti ancora attive e le dimensioni del loro inquinamento, si concluderà entro il 31 marzo prossimo. Lo studio fornirà un modello concettuale sito-specifico del sito e una stima del “rischio” ambientale associata alle varie opzioni di intervento ed indicherà le superfici del Mar Piccolo (in ettari) oggetto del/degli interventi di bonifica e/o MISE (messa in sicurezza d’emergenza). Ieri il direttore scientifico di ARPA Puglia, Massimo Blonda, si è limitato a dichiarare, come peraltro avvenuto in tutte le riunioni precedenti, che il lavoro prosegue e terminerà nei tempi previsti. Ma su questo argomento torneremo a breve. Ancora una volta.
Gianmario Leone (TarantoOggi,)

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