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giovedì 22 agosto 2013

DIVERTIRSI E BALLARE IN ITALIA DAL DOPOGUERRA AGLI ANNI 60

Con l’Europa traghettata fuori dalla spirale negativa dei totalitarismi del periodo bellico, grazie anche al piano Marshall, una lunga età dell’oro crea le premesse per una “società del benessere”. Ai cittadini si assicura la quasi totale copertura dei bisogni, “dalla culla alla tomba” come sognava Beveridge. L’euforia conseguente la fine della seconda guerra mondiale fa esplodere la voglia di uscire dalle case per esprimere tutte le energie a lungo represse negli anni del conflitto. Al dolore, alla sofferenza per un’esistenza tormentata, è contrapposto il desiderio di divertirsi. E’ l’Italia intellettuale della cultura neorealistica, quella che si riscopre incline a distrazioni inconcepibili un tempo. Dal dopoguerra in poi la voglia di divertirsi accende gli animi. Sono in molti che si cimentano, per esempio, nel ballo: soldati, casalinghe, operai, industriali, in una frenesia collettiva che coinvolge le classi sociali più disparate. Marco Innocenti in “L’Italia del 1945” così scrive: “… Si balla nelle case, nei cortili, nelle piazze, sotto i pergolati. Si balla senza respiro[…]I fonografi a manovella diffondono le note del boogie-woogie…In un articolo degli anni cinquanta sulla “gioventù dalle ali scottante” Camilla Caderna dipinge così quella che può essere definita la piccola America di Milano: i maschi portano tutti i pantaloni di tela e camiciotti a scacchi, scarpe da tennis e giubbotti da pallacanestro con la scritta dietro(…). I milanesi li videro tutti insiemi questo inverno, quando ci fu il primo campionato di rock and roll al palazzo del ghiaccio
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L’Italia è terreno fertile per nuove sperimentazioni di divertimenti e feste. Paul Ginsborg ci ragguaglia sulle centinaia di luoghi dove passare il tempo divertendosi ballando e festeggiando con tanti giovani che: “ abbandonano la costrizione della vita rurale”. In un’inchiesta sulle professioni italiane tra il ‘50 e ‘60 Giorgio Bocca segnala che nelle grandi città una persona su quattro è votata al divertimento coreutico. A voler fare due calcoli è un esercito di ballerini quello che si divide tra feste private e dancing pubblici. Intanto il mercato discografico esplode ed il Juke box, in crescita esponenziale in questi anni, diffonde sonorità inascoltate prima. Anche la moda dell’hula hop è un pretesto per darsi allo svago. Così si legge su una pagina della rivista “Sorrisi” : "pazientate ancora una settimana, il primo dicembre avremo i dischi adatti a ballare l’hula hop". L’eco anticonvenzionale proveniente dall’Università di Berkeley (USA), dove iniziò la contestazione giovanile studentesca, innescò un sentimento anticonformista che in Italia diede vita a nuove influenze culturali: la musica dei figli dei fiori, la canzone italiana e una nuova consapevolezza: quella di divertirsi.

MASSIMILIANO RASO

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