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venerdì 26 aprile 2013

NUOVE MINACCE DELL'ILVA ALLO STATO. "DISSEQUESTRO O RISARCIMENTO"

«Dissequestro o risarcimento». L’ultima minaccia dell’Ilva è contenuta in tredici pagine depositate ieri mattina negli uffici della procura di Taranto. Un vero e proprio ultimatum allo Stato. L’ennesimo atto di accusa contro la magistratura tarantina. Se la procura di Taranto non dissequestrerà le tonnellate di acciaio entro il prossimo 5 maggio, l’Ilva è pronta a chiedere allo Stato italiano un risarcimento di 21 milioni di euro per i danni subiti. 
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Nell’ennesima istanza di dissequestro firmata dal presidente Bruno Ferrante per ottenere il milione e 700mila tonnellate fra prodotti finiti e semilavorati bloccati dalla Guardia di finanza lo scorso 26 novembre perché ritenuti frutti dell’attività illecita dell’azienda, l’Ilva ha sottolineato che «l'unico soggetto processuale competente per procedere al dissequestro» è l’ufficio del pubblico ministero. L’obiettivo - o forse la speranza - dopo gli ultimi «no» del giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco e del tribunale dell’appello che non hanno ancora ricevuto gli atti ufficiali della decisione della Consulta sulla costituzionalità della legge «salva Ilva», è che la procura possa procedere autonomamente al dissequestro. Un’azione possibile solo teoricamente, perché su questa vicenda al momento vi sono due giudizi sospesi dinanzi al gip e al tribunale dell’appello e che quindi devono riattivarsi quando i giudici della Corte costituzionale avranno inviato gli atti ufficiali a Taranto. Ma l’Ilva non vuole sentire ragioni. Non accetta temporeggiamenti. E rilancia. «Esiste ormai da almeno quattro mesi - si legge nell’istanza - una legge dello Stato italiano che è disattesa da codesto ufficio del pubblico ministero che mantiene un illegittimo sequestro preventivo sui beni dell’Ilva». 

Non solo. L’Ilva minaccia di chiedere allo Stato italiano un risarcimento danni per 21 milioni di euro se entro il 5 maggio prossimo la procura guidata da Franco Sebastio non avrà provveduto a rimuovere i sigilli. Il 5 maggio, infatti, la società irachena Oli Project Company (Scop) potrà risolvere un contratto con l’Ilva.
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