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giovedì 18 aprile 2013

I POTENTI D'ITALIA USANO L'ARMA DELLA RASSEGNAZIONE CON I TARANTINI


Facile controllare una popolazione ridotta in schiavitù, una popolazione a cui è stata regalata l’illusione di un falso benessere per poi stringere il cappio alla prima occasione. Taranto: una città meravigliosa, dalle mille risorse. Taranto: un esperimento di lobotomizzazione culturale perfettamente riuscito. Tra eventi, esposti, comunicati, conferenze, manifestazioni e mancato quorum, in molti si sono impegnati in passi da maestro sul valzer dei numeri, si sono affrettati a valorizzare il bicchiere mezzo pieno, pronti a difendere il proprio operato prima di qualsiasi altra riflessione. Come comitato di cittadini, prima che ambientalisti, e di referendari storici (non certo dell’ultimo minuto!), ci siamo chiesti: qual è la causa di tanta bassezza sociale? Perché di questo si tratta. Se l’80% degli aventi diritto non ha sentito l’esigenza di esprimere la propria opinione sul futuro che più lo riguarda da vicino, che riguarda la vita dei propri figli e nipoti, vuol dire che la politica del “capopopolo”, dell’”eroe dell’anno trascinatore di masse” praticata negli ultimi 10 anni è stata totalmente errata e che ha soltanto accentuato il basso profilo culturale di questa città.
L’unico calcolo che ci è venuto alla mente è stato un altro: quanti sono i tarantini che hanno subito un danno da inquinamento? Quanti hanno dovuto combattere con malattie e lutti? Troppi. La quasi totalità della popolazione tarantina, a detta di studi accreditati. E l’epidemia non si fermerebbe pur spegnendo oggi stesso gli impianti inquinanti perché il danno genotossico è ormai avvenuto. Chi lotta oggi lo fa per i propri nipoti, sempre se riuscirà ad averli, considerate le numerose patologie che investono la fertilità della popolazione tarantina quotidianamente minata.
--> Se tutto ciò è vero, come mai 140.000 cittadini (il famoso bicchiere mezzo vuoto!) non hanno voluto far valere le proprie ragioni? I cittadini di Taranto ritengono forse di essere “destinati” ad un futuro di fame e malattie? I cittadini di Taranto non ritengono di dover più riporre le proprie speranze nelle Istituzioni e negli strumenti della democrazia perché inutile? Il Referendum non ci dà da mangiare mentre l’Ilva sì? L’unica riflessione utile in questo momento crediamo sia questa. E’ necessario capire concretamente quali sono i margini di sviluppo di questa comunità, da dove ripartire per una crescita culturale in primis. Noi ci auguriamo che la scarsa civiltà dimostrata in questa occasione sia solo dovuta ad una riuscita strategia, avvalorata da Comune e attori della comunicazione, in cui la rassegnazione e la paura del cambiamento l’ha fatta da padrone. Non possiamo credere che per un lavoro a breve scadenza (quale futuro per quella fabbrica?) si possano ignorare i morti e i malati di Taranto. Da qui bisogna ripartire, ribadiamo che non c’è futuro per quella fabbrica, ma c’è futuro per la nostra città e per i suoi bambini! Bisogna volerlo, però, bisogna sacrificare un po’ del proprio tempo e del proprio orgoglio per lavorare insieme, per progettare e attuare nuove proposte, nuove iniziative, nuove attività; non possiamo più attendere nessuno, né la Magistratura, né gli eroi del momento, non è più consentito perdersi in connivenze partitiche e sentir blaterare di eco compatibilità. Dobbiamo agire ora e dobbiamo agire insieme! 468x60_wellness_new.gif

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