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martedì 11 dicembre 2012

MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER FABIO RIVA

Un mandato europeo di arresto per Fabio Riva, vice presidente dell'omonimo gruppo siderurgico, è stato chiesto dalla Procura di Taranto al gip, Patrizia Todisco, titolare dell'inchiesta sull'Ilva. Per Riva, figlio del leader dell'azienda, Emilio, il gip ha firmato lo scorso 26 novembre un'ordinanza di custodia cautelare in carcere contestandogli l'associazione a delinquere.

Fabio Riva, però, non è stato trovato dalla Guardia di Finanza, incaricata della notifica del provvedimento restrittivo, e per diversi giorni è risultato irreperibile. Giovedì scorso i suoi avvocati hanno poi diffuso una lettera con la quale Fabio Riva ha comunicato di trovarsi a Londra, di aver appreso del provvedimento del gip a suo carico, e di volersi pertanto mettere a disposizione delle autorità inglesi. A questo punto è partita la procedura prevista in questi casi con la richiesta da parte dei pm al gip di un nuovo mandato di arresto.

Oltre a Fabio Riva, altre quattro persone sono state raggiunte il 26 novembre da provvedimenti restrittivi. Si tratta dell'ex direttore dell'Ilva di Taranto, Luigi Capogrosso, nei mesi scorsi licenziatosi dall'azienda, dell'ex consulente e addetto alle relazioni istituzionali dell'Ilva di Taranto, Girolamo Archinà, dell'ex presidente dell'Ilva, nonchè attuale presidente del gruppo, Emilio Riva, e dell'ex consulente della Procura di Taranto ed ex preside della facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari (sede di Taranto), Lorenzo Liberti. Archinà e Capogrosso sono attualmente in carcere e il Riesame non si è pronunciato in merito all'istanza di scarcerazione.

Emilio Riva è stato invece colpito da una nuova ordinanza agli arresti domiciliari dopo quella che gli è stata notificata a fine luglio con la prima tranche dell'inchiesta sull'Ilva; e ai domiciliari è anche Liberti.

Secondo l'accusa dei pm, Fabio Riva, Archinà e Capogrosso avevano messo in piedi un meccanismo finalizzato a condizionare pesantemente, anche attraverso la corruzione, i rappresentanti delle istituzioni, della politica e quanti avevano potere decisionale affinché l'Ilva non venisse penalizzata nel rilascio delle autorizzazioni ambientali. In particolare Archinà è accusato di aver girato a Liberti una mazzetta di diecimila euro affinchè addomesticasse una perizia che la Procura di Taranto gli aveva commissionato sulla diossina dell'Ilva.

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