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giovedì 28 luglio 2011

SCAMBIO DI NEONATI ALL'OSPEDALE DI GROTTAGLIE


TARANTO — «Scusate ma questa non è mia figlia». Così una signora della provincia di Taranto si è presentata all’infermeria del reparto di ostetricia dove aveva partorito una bambina e da dove un’ora prima era stata dimessa con la piccola in braccio. L’incredibile vicenda, risolta fortunatamente senza conseguenze per le protagoniste e che ha scosso due famiglie e il personale della nursery, è avvenuta all’ospedale di Grottaglie.
Un evento tutt’altro che raro, lo scambio in culla, dovuto alla distrazione delle mamme e del personale che non avrebbe rispettato alla lettera le procedure stabilite per evitare il pericolosissimo rischio. In questo caso la colpa è stata anche delle tutine e del colore dei capelli, entrambi uguali, delle due neonate. La sorpresa per la puerpera però è stata forte quando è arrivata a casa e ha scoperto che quella che teneva in braccio non era sua figlia. La corsa con l’affanno verso il San Marco dove tutto si è risolto felicemente con tanto spavento per tutti e con una ramanzina alle infermiere e ai medici del reparto che non si erano ancora accorti dell’incidente. Dopo un rapido controllo e la consegna della figlia alla mamma legittima (l’altra donna fortunatamente non si era ancora accorta di niente), si è capito cosa era successo. Al momento delle dimissioni, il personale addetto alla nursery che poco prima aveva lavato e preparato i neonati per la poppata della mattina, ha consegnato la bambina prelevandola dalla culletta sbagliata. I genitori, emozionati più che mai e desiderosi di portare quanto prima la loro ultimogenita a casa, non hanno pensato di controllare il nome e il numero identificativo impresso sul braccialetto che la neonata portava al polso.
Così, avvolta la piccola nella copertina e adagiata nella borsa porta enfant si sono salutati con ampi sorrisi e abbracci. Una volta a casa, poi, la scioccante scoperta confermata dal controllo dei dati del braccialetto della bebè. Una verifica che andrebbe fatta dal personale ospedaliero al momento delle dimissioni, ma che quasi nessuno fa. Almeno non prima che si verificasse l’increscioso infortunio a Grottaglie. Da quel giorno, infatti (almeno fino a quando non sarà dimenticato), i protocolli sono diventati più rigidi nei reparti per gravide della Asl e tra gli addetti ai lavori. Così tutto rispecchia la regola: verifica dei dati identificativi del braccialetto (cognome della madre, peso alla nascita e numero di ricovero) che devono coincidere con quelli riportati sull’identico bracciale fatto indossare alla mamma subito dopo il parto.

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