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domenica 12 ottobre 2014

"HERMES ACADEMY" NEL SEGNO DELL'INTEGRAZIONE

Lunedì 13 ottobre, presso il Cantiere Maggese (laboratorio urbano patrocinato da Regione Puglia e Comune di Taranto), nella struttura su due livelli in via Cava, nel cuore del centro storico, a partire dalle ore 17.00 cè la consueta attività di accompagnamento allo studio per i piccoli isolani, a cura di Isabella Convertino, Luigi Pignatelli e altri volontari della Cooperativa Carisma e dell’Associazione Culturale Hermes Academy Onlus, che ogni giorno dal lunedì al venerdì coadiuvano gli studenti nello svolgimento dei compiti e nell’educazione alla lettura e alla ricerca. Il percorso si arricchisce di una collaborazione istituzionale: il martedì e il giovedì mattina, nellambito delle attività di sportello del Centro di Ascolto LGBTIQ presso la Biblioteca Comunale Acclavio, sita in Via Salinella, i bambini hanno modo di conoscere il Palazzo della Cultura e di scoprire la bellezza, il profumo, le sensazioni tattili legate ai libri e alle infinite possibilità di creazioni che tale rapporto genera.
Alle ore 19.00, ci si sposta nella struttura che ospitava la Chiesa di San Gaetano, nell’omonimo slargo, per il percorso di scrittura e drammatizzazione “Sulla rotta di Artaud”, coordinato da Luigi Pignatelli, poeta, scrittore, attore di teatro & cinema, actor coach, autore & conduttore tv, editor, critico d’arte, insegnante di recitazione, peer educator in scuole primarie, medie e superiori, paroliere, speaker, fotomodello, che così descrive brevemente la natura del laboratorio: “Viaggiare insieme con gli altri, per conoscere se stessi, attraverso la scrittura e la drammatizzazione, intese come lavoro introspettivo. Perché, come Antonin Artaud insegna “Quando vivo non mi sento vivere, ma quando recito allora sì mi sento esistere.” Il laboratorio di educazione alla teatralità è rivolto sia a coloro i quali intendono intraprendere seriamente lo studio delle tecniche di interpretazione, sia a coloro i quali vogliono semplicemente mettersi in gioco e sperimentare nuovi metodi di ricerca e di comunicazione. Inoltre, è previsto, con il patrocinio del Comune di Taranto e dell’Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia di Taranto, un corso gratuito per gli abitanti dell’isola di ogni età. Per info e iscrizioni, contattare il +39 346 622 6998 o scrivere a luigi_pignatelli@hotmail.it
Cineforum per i più piccoli Lunedì 13 ottobre, l’Associazione Culturale Hermes Academy Onlus invita i propri soci presso il Cantiere Maggese, nella struttura che ospitava la Chiesa di San Gaetano, nell’omonima piazza, nel cuore del centro storico, dove a partire dalle ore 21.00, per il ciclo “Cineforum” dedicato ai più piccoli, verrà proiettato “Azur e Asmar”, film di animazione del 2006 diretto da Michel Ocelot. La partecipazione alla proiezione del film, coproduzione italo-franco-spagnola-belga, è libera e gratuita. Azur ha gli occhi azzurri, Asmar ce li ha neri come la notte. Il primo è figlio di un nobile gelido, il secondo di un’amorevole balia, che cresce i pargoli come fratelli, raccontando a entrambi, ogni sera, alle porte del sonno, la leggenda della fata dei Jinns, che attende, da una prigione nascosta, il giovane che la libererà. Ma un giorno il padre di Azur lo manda lontano da casa per studiare e scaccia dalla sua dimora francese la nutrice e il piccolo Asmar. Solo una volta adulto, Azur si imbarcherà in direzione dell’Oriente per ritrovare i suoi cari e liberare la fata dei Jinns. Lo guida l’eco di una lingua a noi sconosciuta, di cui serba il ricordo infantile (l’arabo, volutamente non doppiato né sottotitolato) e lo scorta lo sgradevole Rospù, un mendicante brutto e bianco che sputa sulla terra che lo sta ospitando e che gli dà di che sopravvivere. Prima ancora che un artista, Michel Ocelot è un incantatore, uno di quegli illusionisti capaci di magiche incongruità, come far uscire un animale da un oggetto vuoto o un film sul medioevo della civiltà islamica da un software 3D che più moderno non si può. Con Azur e Asmar, spettacolo nel quale si mescolano suggestioni da Mille e una notte, Ocelot mette in scena la vicenda di un’amicizia elettiva tra un principe azzurro e un esotico Aladino, inserendola nello schema della fiaba, e con questo ci ricorda che la realtà è ben diversa. Però, come insegna l’esempio di Azur, un racconto leggendario può guidare una vita, basta crederci. Basta attraversare il mare che ci divide dall’ignoto e capire che la differenza non è un segno di sottrazione ma uno scrigno di pietre preziose. Per illuminare i tanti sinonimi di Oriente e Occidente, il papà di Kirikù procede per contrari: una fiaba luccicante per raccontare la cecità del pregiudizio e l’ottusità della superstizione (occhi azzurri là, gatti neri di qua); un elenco di tutto quel che manca alla civiltà del mediterraneo per mettere in luce tutto quel che possiede. Un’operazione antiretorica degna dell’applauso. In questo gioco di specchi e porte gemelle, a ognuno il turno di riflettersi e riflettere per capire se si è più Asmar o più Azur o più Rospù. L’appello civile e morale non è alla tolleranza ma al riconoscere che – come in ogni fiaba che si rispetti – l’unione fa la forza. Ocelot vede nell’unione delle culture l’avvenire del mondo e lo comunica con il suo tratto ispirato tanto dai pittori fiamminghi che dalle miniature persiane e la sua tavolozza che mescola i colori di Francia con quelli della Turchia, dell’Andalusia e del Maghreb.

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