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venerdì 13 giugno 2014

L'OTTOCENTO, IL SECOLO DEL BALLETTO E DELLE BALLERINE

L'Ottocento è un secolo ricco di avvenimenti che influiscono sul modo di vivere, di pensare e di concepire l'arte su tutta la popolazione europea. E’ il secolo del romanticismo, delle grandi rivoluzioni, ma è anche il secolo della ballettomania. Si assiste, in effetti, ad una vera e propria esplosione in tutta Europa, specialmente in Russia, del balletto classico quale ultima tendenza culturale più amata dalla gente. I primi maestri e coreografi ad apportare una profonda riforma del balletto, volta a emancipare la danza dalle altre forme sceniche, sono il francese Noverre e l'italiano Angiolini che stravolgono la maniera di concepire la danza, a divenire quasi uno "spettacolo totale". Il 1830, quando il balletto romantico presumibilmente ha inizio, è già un anno in cui la tecnica della danza è perfezionata del suo stile. Siamo nel pieno delle trasformazioni sociali e politiche, delle grandi scoperte scientifiche e tecnologiche, è di questi anni la prima macchina fotografica (Daguerre,1839). Nel XIX secolo la sensazione generale è quella di sostituire l'idea coreutica e sociale del praticato minuetto, una danza dai piccoli passi diffusasi nel periodo barocco, con più ambiziose proposte di ballo in coppia, il valzer. I ballerini hanno poca voglia di tenersi per mano a debita distanza, preferiscono sperimentare con passione una danza che impegni e coinvolga la coppia unita. Se un tempo i soggetti tipici dei balletti s'ispiravano a varianti classico-mitologici, d’ora in poi veri e propri racconti di carattere romantico e storie incentrate su amori impossibili prenderanno vita. E' il caso de la Sylphide, un grande "sogno romantico". Tratto dalla novella Trilby di Charles Nodier, su libretto di Adolphe Nourrit e musica di Jean Schneitzhoeffer, è messo in scena per la prima volta a Parigi nel 1832 inaugurando l’era del balletto romantico, prototipo di molti altri basati sullo stesso tema come il celebre Giselle (1841) immortalato dalla ballerina Carlotta Grisi. Quando nel Seicento il Re Luigi XIV, re sole e re ballerino, introduce presso la sua corte il professionismo nella danza è un epoca in cui i balletti sono eseguiti solo da uomini. Spesso dovevano mascherarsi, truccarsi e vestirsi in modo gentilizio in quanto interpretavano anche le parti femminili.
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Ci volle almeno un secolo per ammirare, nel balletto Le Triomphe de l’Amoura, la grazia delle prime ballerine professioniste con addosso maschere, parrucche e scarpe con tacchi molto alti: danzare richiedeva uno sforzo non indifferente. Nell'Ottocento le ballerine diventano protagoniste assolute della danza relegando la figura maschile a semplice sollevatore di corpi. Maria Taglioni, Carlotta Grisi, Fanny Elssler, Fanny Cerrito, Lucille Grahn ballerine che diventano donne immateriali. Le loro scarpette da punta, poi, le rendono aeree, in corpi senza pesantezza che si sollevano da terra. Grazie all’invenzione del tutu, una gonna di tulle a forma di campana introdotto dalla Taglioni nella Sylphide, la ballerina appare evanescente, soprannaturale, simile ad uno spirito. L’idea del balletto come evoluzione corporea atta a sfidare la legge di gravità viene appunto confermata dall’introduzione della tecnica di danzare sulle punte. Il balletto romantico è dominato dalle ballerine a tal punto che anche i migliori ballerini, come i francesi Jules Perrot e Arthur Saint-Léon, restano sempre in secondo piano. Spetta a Isadora Duncan concludere il secolo più romantico della storia e gettare le basi della danza moderna, rifiutando i gesti comuni del balletto classico per danzare scalza, coperta di veli in "… una poesia in cui ogni parola è un movimento” .

MASSIMILIANO RASO
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