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giovedì 12 giugno 2014

"LECTURA DANTIS" GRANDE SUCCESSO PER IL CICLO PROMOSSO DA HERMES ACADEMY

Martedì 10 giugno, l’Associazione Culturale Officine Taranto ha ospitato presso la propria sede in Via Duomo #170, a partire dalle ore 19.00, il cinquantaduesimo incontro del ciclo “Taranto – Il Nuovo Volto”, organizzato dall’Associazione Culturale Hermes Academy Onlus, in collaborazione con l’Associazione Turistica ProLoco di Taranto, Il Circo della Magna Grecia, Strambopoli – La Città degli Artisti. Nell’ambito dell’appuntamento socio-culturale, è tornato “Lectura Dantis”, ciclo di incontri promosso mensilmente da Hermes Academy dal 2010 e dedicato alla Divina Commedia, in cui l’attore Luigi Pignatelli, coadiuvato dagli allievi del laboratorio di arti sceniche da lui coordinato, propone il reading di alcuni canti dell’Inferno di Dante.

La serata di martedì 10 giugno è stata aperta dall’operatore socio-culturale Fabrizio Iurlano, presidente di Officine Taranto, che, nell’accogliere il pubblico numeroso e attento, ha dichiarato: “Secondo me la nostra città ha bisogno di persone come questo ragazzo, Luigi, che si da tanto da fare, perché nel nostro territorio persiste tanta gente che parla di cultura e in modo anche un po’, diciamo, dissonante da quello che poi è realmente il senso di cultura. Cultura non vuol dire fare 15, 20 mila persone sistemando 4 fiocchi, ma vuol dire anche questi appuntamenti quotidiani, in cui si cerca di imparare e uscire da una giornata comunque dedita al lavoro. Produrre e partecipare a questo genere di cultura è importante.”
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Luigi Pignatelli ha chiesto a ciascuno dei presenti cosa sia l’inferno oggi. Variegate le risposte: è una condizione dell’umana coscienza; un vortice che ci cattura quando perdiamo la fiducia in noi stessi; è il non riuscire a costruire per i nostri figli e per i nostri studenti un posto in cui sia possibile vivere serenamente, nel rispetto delle nostre diversità; è la mancanza di lavoro e il non poter mantenere i propri figli; è il momento in cui crediamo che non possa più esserci la luce e, sprofondati nelle tenebre, lasciamo che le difficoltà ci dominino, anziché dominare noi la difficoltà e cercare un equilibrio per sopravvivere ad esse e a noi stessi; è il luogo più affollato dove si può fare più baldoria; è arte, alla scoperta dell’ignoto.

Nunzia Lecce, presidente dell’Associazione Turistica ProLoco di Taranto, rivedendo davanti a sé le immagini della selva oscura, non si è sentita trasportata in una dimensione altra, bensì ha percepito i piedi ben piantati nella terra in cui tutti noi viviamo. Come Dante con Virgilio, anche noi, quando incontriamo qualcuno, un’ombra che forse sta offrendoci la possibilità di cambiare, imparare qualcosa, crescere, ci chiediamo se dobbiamo fidarci o meno. Noi forse non ci fidiamo più e questa diffidenza diffusa, la paura dell’altro, la chiusura in se stessi hanno generato una nuova forma di solitudine, fomentata dai social network e dagli avatar dietro i quali la tecnologia ci permette di nasconderci. Legandosi all’emergenza profughi, Nunzia ha sottolineato che i genitori che hanno fatto partire i propri bambini, al fine di salvarli dagli orrori della guerra, hanno avuto fiducia di noi. “Come Dante si è fidato di Virgilio, anche noi dobbiamo fidarci.” La nostra comunità provinciale sta dimostrando grande solidarietà e grande generosità nell’accogliere e nel curare le migliaia di profughi giunte nella nostra città.

Salvatore Alessio, insegnante di lettere e filosofia, ha sottolineato che il primo canto è quello in cui più si manifesta l’allegoria. Essa, se a noi potrebbe sembrare un gioco poetico-figurativo, nella mentalità dell’uomo medievale aveva un valore ben diverso: era una caratteristica strutturale. “La vera realtà era quella oltremondana, ultraterrena e, di conseguenza, quella che si viveva era transeunte; in questa realtà così poco importante e secondaria rispetto a quella, necessariamente si dovevano trovare tracce di questa ben più vera realtà. Allora l’allegoria non era altro che quella giusta operazione, quell’esperienza quotidiana di intravedere nel mondo terreno, nell’esistenza di tutti i giorni i segnali di questo più vasto mondo ed era un esercizio permanente, una missione.” Ha fatto poi un cenno ai bestiari: “Non erano altro che un elenco delle caratteristiche che avevano gli animali. L’avarizia era il lupo. Dante è l’uomo comune del tempo di cui è figlio, “chiude il medioevo ma lo esprime meglio di altri. E l’ultimo grande cantore che crede nei principi del medioevo.”

Anna Maria Netti, insegnante di educazione fisica al Cabrini, ha voluto recitare il terzo canto, che parla degli ignavi, e ha spiegato: “Forse è preferibile il delinquente all’ignavo, perché sai che stai affrontando un delinquente e lo tratti come tale, a muso duro. Io personalmente detesto chi non si assume responsabilità, chi non sa di nulla e vive nell’ipocrisia. Purtroppo noi oggi siamo circondati dagli ignavi, persone che Dante neppure fa entrare nell’inferno.”
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Linda Fania, presidente dell’Associazione Culturale Maria d’Enghien ha aggiunto: “L’inferno è quello che viviamo tutti i giorni, mentre vedo l’aldilà come una pacificazione, come un ritornare e rincontrare persone che ci hanno già lasciato. Le punizioni per i nostri cattivi pensieri e le nostre malefatte ci vengono inflitte nella vita che conduciamo. Non c’è un inferno nell’aldilà, io non lo vedo.”

Per Daniela Basile, docente di lingua e letteratura inglese al Liceo Galileo Ferraris, ascoltare i versi di Dante è un po’ come tornare tra i banchi di scuola, in veste di studentessa, per sentire quelle parole, quella lingua così diversa dalla nostra e così ricca di musicalità. Ha confessato, in riferimento al canto V, che non accetta lidea che lamore possa essere inteso come una colpa e, di conseguenza, “non vedo come due persone che si amano possano essere considerate peccatrici e quindi stare nell’inferno. È necessario compiere delle scelte e i lussuriosi, al contrario degli ignavi, hanno scelto e pagano per la scelta. […] L’amore è condividere.”

Elena Arcadio, nel suo intervento, ha fatto qualche accenno al concetto di immortalità, che “ha radici demo-etno-antropoligiche. Il primo canto mi ricorda molto Platone e il tema della proiezione, perché Dante si proietta in un suo viaggio personale, nei suoi problemi religiosi e politici. La Divina Commedia infondo è la sua autobiografia, raccontata in maniera talmente ragionata, attraverso l’allegoria, che ciascuno di noi può compiere il proprio personale viaggio. Il canto V è un canto immortale, perché l’amore è un concetto immortale e l’immortalità passa dall’amore, amore per il divino e per noi stessi. L’amore è il vero tabù che ha attraversato i secoli, non il sesso, perché amare è difficile. La famiglia è una condizione sociale, l’amore è una scelta.”

Al termine di questo viaggio fuori e dentro di noi, l’artista Filippo Girardi, ha illustrato le proprie opere grafiche attraverso le quali si ricostruiscono le vie d’acqua, essenza della vita, lungo l’isola del borgo antico, e lungo tutto il territorio che va da Punta Rondinella, al Pizzone al Galeso.

Elena Quidello, docente in pensione e responsabile del Movimento Federalista Europeo, ha fatto un parallelismo tra la politica ai tempi di Dante e quella di cui siamo vittime e carnefici tutti quanti noi: “Se ci fosse Dante oggi metterebbe allinferno un sacco di quelle persone che stanno in politica, nella politica italiana, e nella politica europea.”

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Per entrare a far parte di questa realtà associativa, info sul programma dettagliato degli incontri quotidiani, iscrizioni ai corsi promossi dall’Hermes Academy Onlus, proposte, contattare il numero +39 346 622 6998 oppure l’indirizzo email luigi_pignatelli@hotmail.it
Su facebook: Compagnia Teatrale Hermes

Per maggiori dettagli e per aggiornamenti sugli incontri socio-culturali promossi quotidianamente dall’Hermes Academy Onlus, consultare il sito www.hermesacademy.blogspot.it

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