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giovedì 6 marzo 2014

LO SWING NEGLI ANNI D'ORO DELLA MUSICA AMERICANA

Definire anche solo con una parola lo Swing è praticamente impossibile. Il musicista Andrè Hodier ha scritto: "E' inutile analizzare un elemento così poco palpabile come lo swing (…) questo fenomeno che sotto nessuna forma preesiste a un'opera di jazz, anche quando ne costituisce il pregio principale, detesta le briglie del ragionamento. E' soltanto una certa maniera di vivere il ritmo". Alla fine degli anni venti, in piena crisi economica ed in pieno proibizionismo, lo swing cambiò radicalmente il percorso sonoro di un’intera generazione. Sviluppatosi parallelamente in due contesti differenti, a New York e a Kansas Citylo swing, in ambito coreico, lega il suo destino ai molti balli che si svilupparono nel periodo storico dei primi venti anni del Novecento e che accompagnarono la crescita di generi musicali come il Blues o il Jazz. Gli anni che seguirono la Grande Depressione americana sembrerebbero, a sentire alcuni studiosi, incredibilmente ricchi di cultura e sperimentazioni artistiche. Ad avvalorare quest’idea, una politica di robusti finanziamenti fu, infatti, attuata dal presidente Roosvelt con l’obiettivo di combattere la crisi economica e restituire dignità ai milioni di disoccupati americani. Stimolare e sostenere l’arte, dunque, questo era lo scopo primario delle istituzioni americane. Intanto nei malfamati locali di Kansas City, le orchestre di Bennie Moten, di Count Basie, davano vita ad uno swing, dal ritmo brillante, trascinante che nella "Grande Mela" viveva nella viscerale sonorità al Cotton Club grazie alla bravura del pianista Duke Ellington. Il giornalista americano Otis Ferguson descrive una notte trascorsa al Savoy ballroom, la più importante sala da ballo di Harlem: “ Centinaia di persone (forse in una sera molto buona arrivano a 1600) sono sulla pista o sedute ai tavoli, o dinanzi al bar; lontano in un angolo, c'è una fila di taxi girls, due monetine per tre balli; dal soffitto piovono delle luci rosate e dovunque succede qualcosa…” La separazione tra neri e bianchi è stata una delle pagine più buie che l’America civilissima ha dovuto affrontare. Nel citato locale nuiorchese, ad esempio, l'accesso ai neri non era consentito. S’imponeva , addirittura, il requisito, riguardo alla carnagione delle ragazze del coro, che dovevano essere "alte, ambrate e fantastiche", tall, tan and terrific, e sotto i ventun anni d'età.
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Gli anni ruggenti americani erano anni di invenzioni e sperimentazioni coreiche. Associato allo swing, il Lindy Hop fu uno dei balli afroamericani a diventare la forma più autentica di ballo Swing capace di combinare elementi sia in assolo sia in coppia utilizzando movimenti e improvvisazioni di danze afroamericane. In un clima di contrasti tra le classi sociali, ma anche di scontri per la mancanza di un integrazione tra la popolazione nera e quella bianca, lo swing proponeva rasseneramenti ballabili con le sue maggiori figure artistiche. Nel bel mezzo della seconda guerra mondiale lo swing conobbe il suo maggiore periodo di splendore negli Stati Uniti. Musicisti e bandleader come Fletcher HendersonBenny Goodman, Jimmy Dorsey, Tommy Dorsey, Glenn Miller, Woody Herman e Artie Shaw furono i protagonisti di uno straordinario periodo in cui lo swing veniva vissuto in tutta la sua magia musicale. Gli anni Venti, dunque, sono caratterizzati negli Stati Uniti da un’euforia generalizzata, che si può cogliere in maniera evidente non soltanto nella ricchezza dei fermenti artistici e culturali ma anche negli aspetti più quotidiani: nel costume, nella moda e nella maniera di esprimersi con il proprio corpo, ballando.
MASSIMILIANO RASO

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