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venerdì 17 gennaio 2014

L'ILVA RISARCIRA' LE CASE DEI TAMBURI RESE FATISCENTI

 I fumi e polveri dell’Ilva affondano il valore delle case dei Tamburi. E la grande fabbrica ora dovrà risarcire chi ha investito i suoi soldi per vivere nel rione che confina con ciminiere e cokerie.
Lo ha stabilito il giudice Pietro Genoviva, presidente della terza sezione civile del Tribunale di Taranto, che ha accolto la richiesta avanzata da un tarantino che vive in via Mannarini.
Quella casa, novanta metri quadri al terzo piano senza ascensore, dista solo 1200 metri dai parchi minerali, sul mercato immobiliare vale di meno, proprio perché deve fare i conti con l’inquinamento del siderurgico. Lo stesso inquadrato dall’inchiesta per disastro ambientale, in cui fumi e polveri vengono indicate come la causa di morte e malattia. Nel 2010 era stato l’avvocato Filippo Condemi a trascinare in aula il colosso dell’acciaio, invocando il risarcimento per il suo assistito. Il legale ha citato in giudizio la società Ilva, ma anche il suo proprietario Emilio Riva e Luigi Capogrosso, all’epoca dei fatti direttore dello stabilimento. Condemi ha puntato tutto sulla sentenza con la quale nel 2005 la Corte di Cassazione ha certificato che la fabbrica è capace di rovesciare ogni anno su Taranto, e ovviamente in prima battuta sullo sventurato rione Tamburi, una pioggia di ben 21.000 tonnellate di polveri inquinanti.
Uno spauracchio imponente che ha fatto precipitare i prezzi delle case del quartiere. Insomma più che del ballo del mattone, si è trattato di un vero e proprio crollo.
E dopo tre anni di battaglia a colpi di carte bollate, il giudice ha dato ragione all’avvocato tarantino, e al suo caparbio assistito, che ha preteso di presentare il conto al potente, fastidioso e pericoloso vicino, così come sostiene la procura nella clamorosa inchiesta per disastro ambientale. Secondo il giudice Genoviva, quella casetta con vista sul muro di cinta della fabbrica oggi vale il 20% in meno. Conti alla mano, quindi, al proprietario spettano 13.800 euro, oltre agli interessi. 
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Nella sentenza il giudice ammette le difficoltà nel quantificare con precisione scientifica la picchiata del valore di mercato della casa di via Mannarini. Difficoltà in cui si è mosso a fatica anche il consulente al quale il dottor Genoviva aveva affidato il compito di fotografare l’impatto sul mercato immobiliare del rione di fumi e polveri. Il perito aveva concluso affermando la sussistenza del danno che aveva stimato in una forbice compresa tra il 25 e il 32%. Così il giudice si è affidato a parametri equitativi “per calcolare il danno da deprezzamento patrimoniale – si legge nel verdetto del presidente Genoviva – indubbiamente patito dall’attore in conseguenza del grave fenomeno di inquinamento ambientale attribuibile allo stabilimento Ilva e di cui vanno ritenuti in solido responsabili la società, il suo principale amministratore e il locale direttore”. Una sberla non indifferente, anche perché la decisione di ieri è destinata a fare da apripista per le altre cause, presentate in Tribunale per lo stesso motivo. 
L’avvocato Condemi ne ha istruite già altre 149, con citazioni già depositate a palazzo di giustizia. E il conto per l’Ilva e i Riva potrebbe rivelarsi ben più salato di quei 13.889 euro che ora sono tenuti a pagare all’agguerrito abitante di via Mannarini. 

FONTE: http://www.quotidianodipuglia.it/taranto/taranto_casa_deprezzata_ai_tamburi_il_giudice_ilva_deve_risarcire/notizie/453716.shtml#

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