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lunedì 19 agosto 2013

ILVA. MARTEDI IL RICORSO DEI RIVA

Sara' discusso martedi' prossimo, dinanzi al Tribunale dell'appello di Taranto, il ricorso con cui viene chiesta la revoca dell'obbligo di dimora per Emilio e Nicola Riva, ex presidenti dell'Ilva, e Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento siderurgico tarantini. Si tratta di una misura cautelare disposta dal gip Patrizia Todisco lo scorso 26 luglio quando, per scadenza dei termini, i due Riva, padre e figlio, e Capogrosso sono tornati liberi lasciando gli arresti domiciliari ai quali erano stati assoggettati un anno prima. Il magistrato, nel disporre la revoca degli arresti, ha pero' deciso di dover applicare nei confronti dei tre indagati l'obbligo di dimora e verso Emilio Riva e Capogrosso anche il divieto di espatrio. Emilio e Nicola Riva e Luigi Capogrosso furono arrestati, insieme ad altre cinque persone, il 26 luglio del 2012 nell'ambito della prima tranche dell'inchiesta sull'Ilva "Ambiente Svenduto" con l'accusa di disastro ambientale. Con la seconda tranche dell'indagine, il 26 novembre 2012, Capogrosso, a seguito di ulteriori capi di imputazione e di una nuova ordinanza, e' stato "trasferito" dai domiciliari al carcere, dal quale e' poi uscito successivamente per tornare agli arresti domiciliari. In un anno di detenzione, la difesa di Emilio e Nicola Riva ha presentato piu' ricorsi per la loro liberta' al gip di Taranto, al Tribunale del riesame e alla Corte di Cassazione, ma in tutte le sedi le istanze sono state rigettate. In particolare, la Cassazione ha evidenziato che i Riva, con i loro comportamenti, erano "consapevoli" di inquinare e di arrecare gravi danni all'ambiente, e che un loro ritorno in liberta' avrebbe potuto condizionare sia gli sviluppi dell'inchiesta, che le posizioni degli altri indagati, considerata la capacita' di pressione e di relazione a piu' livelli degli stessi Riva.
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Allo stato, tornati in liberta' Emilio e Nicola Riva e Luigi Capogrosso, restano ai domiciliari - in base ad una terza tranche dell'inchiesta sull'Ilva del 15 maggio scorso - l'ex consulente dell'Ilva di Taranto, Girolamo Archina', e l'ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido (Pd). Archina' e' stato arrestato e condotto in carcere il 26 novembre 2012 (seconda tranche dell'inchiesta) da dove e' uscito ai primi di maggio in quanto accolto il ricorso degli avvocati. Per quest'ultimi, il regime detentivo non e' compatibile con le condizioni di salute dello stesso Archina'. Il 15 maggio Archina' e' stato poi raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare per la vicenda delle discariche Ilva, vicenda per la quale sono stati arrestati anche Florido e l'ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto, Michele Conserva, entrambi poi "trasferiti" ai domiciliari dopo alcuni giorni di detenzione. E' invece soggetto ai tempi e alle procedure dell'estradizione dall'Inghilterra all'Italia, Fabio Riva, vice presidente dell'omonimo gruppo nonche' figlio di Emilio, colpito da arresto in carcere il 26 novembre, ma non eseguito perche' lo stesso Fabio Riva e' ancora all'estero. E alla ripresa dell'attivita' dopo la pausa feriale e' attesa la conclusione dell'inchiesta "Ambiente Svenduto" con l'emissione dei relativi "avvisi". Una cinquantina, secondo indiscrezioni, potrebbero essere le persone coinvolte tra vertici Ilva, dirigenti della societa', politici e funzionari. Ancora nelle ultime settimane gli inquirenti hanno passato al vaglio situazioni emerse dall'inchiesta e singole posizioni. Sotto la lente anche l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) concessa all'Ilva dal ministero ad agosto 2011, poi modificata con quella di ottobre 2012. I Riva, dal canto loro, non esercitano piu', temporaneamente, il controllo gestionale dell'Ilva ma ne mantengono solo la proprieta'. L'azienda, infatti, dal 4 giugno scorso, su provvedimento del Governo, e' affidata al commissario Enrico Bondi, coadiuvato da un vice, l'ex ministro dell'Ambiente, Edo Ronchi. Il decreto n. 61 del 4 giugno 2013 e' stato convertito nella legge n. 89 del 3 agosto. Le approvazioni di Camera e Senato sono avvenute rispettivamente l'11 luglio e l'1 agosto. La legge, fra l'altro, sospende i poteri della proprieta' per un massimo di 36 mesi, che e' l'arco di tempo nel quale la gestione commissariale dovra' attuare le prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale il cui obiettivo e' abbattere l'inquinamento dell'area a caldo della fabbrica: parco minerali, cokerie, altiforni, acciaierie. Diversi lavori dell'Aia sono gia' in corso e adesso sono fermi, per gli interventi di risanamento, gli altiforni 1 e 2, l'acciaieria 1 e alcune batterie delle cokerie. Bondi ha stimato per l'Aia una spesa di 1,8 miliardi di euro in tre anni con maggiori esborsi negli anni 2014 e 2015. A settembre il commissario presentera' il piano industriale dell'Ilva, previsto anche dalla legge 89, mentre per il 2 e' in calendario l'incontro con i sindacati nazionali dei metalmeccanici. (AGI)

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