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giovedì 6 giugno 2013

LA RAFFINERIA ENI DI NOTTE AMMAZZA TARANTO. I DATI DELL'ARPA PUGLIA

E’ stata pubblicata sul sito ufficiale dell’ARPA Puglia una nuova “Relazione Tecnica sulle sostanze odorigene in Taranto” diffusesi dalla raffineria Eni verso la città a partire dalle 21 del 19 maggio e per tutta la giornata del 20: anche in questo caso sono state tante le segnalazioni di disagio olfattivo pervenute al Comando dei Vigili del Fuoco sia ad ARPA Puglia, da parte di cittadini colpiti dai cattivi odori. Il 22 maggio, su disposizione del Direttore del Dipartimento di Taranto ARPA Puglia, personale tecnico ha effettuato un sopralluogo all’interno dell’Eni, finalizzato all’acquisizione di informazioni circa il funzionamento degli impianti, le operazioni svolte al pontile e le operazioni di trasferimento combustibili dall’impianto ai serbatoi effettuate nelle ore interessate dall’evento odorigeno.
Il giorno dopo c’è stata l’acquisizione dei dati al minuto registrati dalle centraline all’interno del perimetro della raffineria, denominate ENI 1, ENI 2 e EN1 3, relativi ai giorni interessati. Nella relazione tecnica dell’ARPA viene riportato come l’Eni abbia comunicato con nota del 20 maggio, il progressivo riavvio dell’impianto HDS1 (mente con nota del 17 l’azienda aveva comunicato il progressivo spegnimento), impiegato per la desolforazione catalitica di gasoli e kerosene, ed in termini emissivi è definito come mediamente emissivo e può generare emissioni diffuse/fuggitive di VOC (composti organici volatili) come descritto nel provvedimento di AIA. Così come accaduto nella serata dello scorso 6 maggio, come conferma l’Analisi Anernologica, alle 23 si è verificato un cambiamento della direzione dei venti prevalenti che spirano dal 4 settore (ONO-NO, Ovest-Nord Ovest) caratterizzati da velocità modesta (situazione climatica che da sempre favorisce lo spostamento di masse d’aria provenienti dalla zona industriale verso la città).
Ciò detto, come avvenuto anche in circostanze pregresse, le stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria, non hanno registrato criticità per gli inquinanti monitorati: NO2 (diossido di azoto), SO2 (anidride solforosa), CO (monossido di carbonio), Benzene e O3 (ozono). Ma per il PM10 si è verificato il superamento della soglia limite, che però l’ARPA ha addebitato alle correnti sahariane. Ancora una volta, quindi, il problema è l’H2S (idrogeno solforato). Un analizzatore in continuo ad alta risoluzione temporale di H2S è in funzione presso la centralina situata in via Archimede nel rione Tamburi. Il 19 maggio, la centralina ENI 2 ha registrato un picco di 136,48 ng/m3 (valore altissimo), mentre nelle prime ore del mattino le centraline ENI 1 ed ENI 3 hanno registrato valori concentrazioni massime di H2S pari a 14,26 ng/m3 e 17.90 ng/m3. Inoltre, tra le 3 e le 4 di notte, dall’analizzatore di via Archimede sono state registrate concentrazioni medie al minuto di H2S superiori  a 30 ng/m3, con un picco massimo di 32.06 ng/m3 registrato alle 3.50.
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Ricordiamo che per il solfuro di idrogeno, composto dello zolfo molto odoroso anche a basse concentrazioni, non esiste un limite di legge per la concentrazione in aria ambiente: in letteratura si trovano numerosi valori che spaziano da 0,7 ng/m3 fino a 14 ng/m3 e taluni soggetti sono in grado di percepire l’odore già a 0,2 ng/m3. In corrispondenza dei valore di 7 ng/m3 (valore che si può assumere come soglia odorigena), la quasi totalità dei soggetti esposti ne distingue l’odore caratteristico. Certo è che le concentrazioni registrate tra il 19 e il 20 maggio, sono decisamente superiori rispetto a quelle riscontrate il 6 e 7 maggio (con il picco massimo di 4.43 ng/m3).
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Analizzando tutti questi dati, la relazione tecnica dell’ARPA conclude che “le molestie olfattive denunciate possano essere originate verosimilmente dalla Raffineria ENI, dalla zona industriale di Taranto verso le aree urbanizzate”. Esattamente quanto accaduto dal 3 al 6 ottobre scorso, ed ancora prima il 7-8 agosto. Continuano dunque ad avvelenarci, soprattutto di notte. Perché l’acido solfidrico è estremamente velenoso. Una prolungata esposizione può essere mortale. E’ considerato un veleno ad ampio spettro, ossia può danneggiare diversi sistemi del corpo. Ad alte concentrazioni paralizza il nervo olfattivo rendendo impossibile la percezione del suo sgradevole odore e può causare incoscienza nell’arco di pochi minuti. Un’esposizione a bassi livelli produce irritazione agli occhi e alla gola, tosse, accelerazione del respiro e formazione di fluido nelle vie respiratorie. A lungo termine può comportare affaticamento, perdita dell’appetito, mal di testa, disturbi della memoria e confusione. Buon veleno a tutti.
G. Leone (TarantoOggi, 06.06.2013)

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