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martedì 28 maggio 2013

ILVA. CI SONO I CINESI DIETRO?

di Giulio Genoino
La crisi dell'Ilva potrebbe attrarre l'interesse di grandi gruppi siderurgici stranieri. Una riflessione sul domani del colosso di Taranto la sta facendo, secondo quanto risulta ad Affari Italiani, il colosso cinese Sinosteel (da non confondersi con la taiwanese China Steel), controllato dal governo di Pechino, che sta faticosamente facendo fronte al boom della domanda di acciaio da parte del mercato nazionale. Oggi decisamente più grande di Ilva (nel 2012 era già al 352° posto nella classifica delle 500 aziende più importanti del mondo secondo Fortune), Sinosteel apprezzerebbe innanzitutto la qualità delle produzioni siderurgiche di Taranto e poi la prossimità col porto, che – tra le altre cose – è gestito, per quanto riguarda l'attività nei container, dalla società Taranto Container Terminal, partecipata al 60% dal colosso di Hong Kong Hutchison Whampoa ed al 40% da Evergreen Marine Corporation, taiwanese.
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Ma questa “riflessione” si è per ora limitata all'assunzione di informazioni prudenti e discrete, perché del caso-Taranto spaventa i cinesi l'inestricabile commistione che oggi vi si può individuare tra aspetti giudiziari, crisi aziendale e crisi proprietaria. Difficile infilarsi in modo vincente in un simile intreccio di problemi. Altro sarebbe se almeno fosse chiaro il futuro proprietario dell'Ilva: a valle di un'eventuale nazionalizzazione, lo Stato potrebbe senza dubbio trovare un proprietario privato nuovo, a quel punto non certo italiano, capace forse di dare prospettive all'impianto.

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