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domenica 12 maggio 2013

IL SINDACO STEFANO AFFERMA DI AVER CHIESTO PIU SOLDI AL MINISTRO ORLANDO

ALESSANDRA FLAVETTA
ROMA - Il neoministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha dedicato una giornata intera ad un’azione conoscitiva sull’emergenza Taranto per individuare criticità e fare il punto sulle bonifiche dell’area industriale, del Mar Piccolo, di Statte e del quartiere Tamburi, sull’applicazione delle Autorizzazioni integrate ambientali per l’Ilva e le altre aziende (Cementir, Eni, ecc), sui lavori di riqualificazione del porto e sull’utilizzo delle ex aree demaniali militari, passate al Comune di Taranto. 

Orlando, che prende il posto di Clini nel coordinamento della cabina di regia sul capoluogo jonico, ha singolarmente audito il sindaco e il presidente della Provincia di Taranto, Ippazio Stefàno e Gianni Florido, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il garante dell’applicazione dell’Aia Vitaliano Esposito, il prefetto di Taranto Claudio Sammartino, il commissario straordinario per gli interventi di bonifica, Alfio Pini, e il presidente dell’Autorità portuale di Taranto, Sergio Prete, che è anche il commissario straordinario per l’attuazione delle opere previste dalla legge per il risanamento ambientale e la riqualificazione della città. 

Quest’ultimo ha portato all’attenzione del ministro le questioni relative agli interventi ambientali, ma anche le prospettive del porto, «per sviluppare – spiega – le attività diverse da Ilva e riequilibrare l’incidenza del comparto industriale, dal momento che l’acciaieria incide per il 70-80% sulla movimentazione nel porto». 

Il presidente della Regione Vendola ha insistito sulla questione del patto di stabilità, che blocca qualsiasi investimento di Regione e Comuni. Mentre il sindaco ha chiesto che vengano escluse le spese ambientali dal patto. In realtà il primo cittadino ha battuto cassa, ha chiesto uomini e mezzi per il rafforzamento della cabina di regia e dei controlli sui cronoprogrammi dei progetti, per evitare lunghi tempi di attesa nelle procedure che prevedono il via libera di più ministeri o di più autorità, come sta accadendo con i dragaggi del porto, o come è accaduto con il divieto di sepoltura nel cimitero inquinato. 
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Se a molti appaiono pochi i soldi messi a disposizione dal governo per le bonifiche, sempre nuovi imprevisti fanno aumentare le spese, come l’utilizzo delle ex aree demaniali della Marina militare, passate al Comune, ma con tutto l’amianto di cui sono carichi edifici e capannoni. Così, un intervento per ridare spazi verdi e strutture ai tarantini, rischia di ritorcersi come un boomerang: «Ho chiesto ulteriori fondi al ministro Orlando – racconta il sindaco Stefàno – perché il Comune ha le procedure ordinarie da svolgere oltre a quelle straordinarie per le bonifiche, ma il personale è sempre lo stesso e, solo per fare un esempio, continuiamo a fare le pulizie del quartiere Tamburi che dovrebbe pagare l’Ilva». 

Il ministro dell’Ambiente ha preso appunti e fatto domande a tutti i suoi interlocutori e potrebbe costituirsi nell’appello al Consiglio di Stato che l’Autorità portuale di Taranto intende proporre sulla decisione del Tar di Lecce. Quest’ultimo, accogliendo il ricorso avanzato da Terminal Rinfuse contro il mancato rinnovo della concessione dell’uso di parte del molo polisettoriale, ha infatti sospeso gli effetti di tutti gli atti di programmazione, dal decreto che ha nominato Prete commissario straordinario all’accordo per lo sviluppo del traffico container, bloccando così la riqualificazione del porto.

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