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sabato 12 gennaio 2013

NOMINATI GARANTE E COMMISSARIO PER LA BONIFICA DI TARANTO

Le nomine di Vitaliano Esposito, ex procuratore generale della Corte di Cassazione, garante per il monitoraggio dell'esecuzione delle prescrizioni contenute nell'autorizzazione integrata ambientale per l'Ilva, e di Alfio Pini, capo del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, a commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, colmano due caselle in altrettante leggi relative al caso dell'Ilva di Taranto che erano rimaste vuote. La legge sulla bonifica 171 del 4 ottobre 2012, che nasce dal decreto legge 129 del 7 agosto scorso, e' stata approvata definitivamente dal Parlamento il 3 ottobre scorso e nasce dalla necessita' di bonificare dall'inquinamento accumulatosi negli anni tutte le aree esterne allo stabilimento dell'Ilva a partire dal rioneTamburi di Taranto, che e' quasi attaccato al siderurgico, dal mar Grande e dal mar Piccolo di Taranto e dal Comune di Statte che dall'acciaieria dista pochissimi chilometri. La legge si collega ad un accordo fra Governo ed enti locali sottoscritto a luglio ed ha una dotazione finanziaria globale di 336 milioni di euro, tre quarti dei quali stanziati dallo Stato e il resto dalla Regione Puglia. Non tutti i 336 milioni riguardano pero' la bonifica in quanto nella legge ci sono 187 milioni per il potenziamento infrastrutturale del porto e 30 milioni, invece, il rilancio industriale con progetti innovati. Come spiego' il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, in un vertice il 17 agosto scorso nella prefettura di Taranto insieme al ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, i fondi per il porto sono stati inseriti nella legge sulla bonifica perche' "vogliamo legare bonifica dall'inquinamento e rilancio dello sviluppo economico in quest'area puntando sul porto e sull'innovazione". Alla bonifica in senso stretto la legge destina invece 119 milioni suddivisi nei progetti per il rione Tamburi, comune di Statte e Mar Grande e Mar Piccolo. Gia' durante la discussione del decreto in Parlamento, gli enti locali tarantini e la Regione Puglia hanno contestato l'esiguita' delle somme messe a disposizione per la bonifica, evidenziando che la complessita' della situazione di Taranto e l'ampiezza degli interventi che si rendono necessari, richiedono somme piu' elevate. L'appello ad aumentare il plafond della legge non ha pero' trovato risposta, ne' si e' sbloccata la possibilita' di attigere ad altre risorse, come rivelato mesi addietro dai deputati Stefano Saglia del Pdl e Ludovico Vico del Pd, entrambi componenti della commissione Attivita' produttive, per i quali ci sono anche 140 milioni congelati da Fintecna (societa' pubblica che ha assorbito le attivita' dell'Iri in liquidazione) in titoli pubblici. Un accantonamento fatto dalla stessa Fintecna a fronte del contenzioso per oneri ambientali aperto dal gruppo Riva subito dopo la privatizzazione dell'Ilva che risale al maggio del 1995. C'e' da dire, pero', che sull'obiezione relativa alla scarsita' delle risorse, il ministro Clini ha sempre sottolineato la necessita' di "partire con i soldi che sono disponibili, perche' questi poi avrebbero avuto un effetto-volano". La nomina del commissario per la bonifica era attesa da settimane. Era emersa anche l'ipotesi che la scelta cadesse su Nichi Vendola, presidente della Regione, e quindi figura istituzionale, mentre la maggioranza di centrosinistra del Comune di Taranto aveva proposto il sindaco Ezio Stefano e Confindustria Taranto, di recente, il prefetto di Taranto, Claudio Sammartino. Il garante dell'Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all'Ilva e' invece una figura prevista dalla legge 231 del 24 dicembre 2012 ("Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 dicembre 2012, 207, recante Disposizioni urgenti a tutela della salute, dell'ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale").
Il garante dovra' certificare ogni sei mesi se l'Ilva stia rispettando o meno le prescrizioni della stessa Aia, la quale prevede il risanamento degli impianti dell'area a caldo del siderurgico (parco minerali, agglomerato, cokerie, altiforni, acciaierie, gestione rottami ferrosi) messi sotto sequestro dalla Magistratura a fine luglio con l'accusa di disastro ambientale. La legge prevede che il "Garante promuove, anche in accordo con le istituzioni locali, iniziative di informazione e consultazione, finalizzate ad assicurare la massima trasparenza per i cittadini, in conformita' ai principi della Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale fatta ad Aarhus il 25 giugno 1998, resa esecutiva ai sensi della legge 16 marzo 2001, n. 108". La legge 231, oltre a prevedere la figura del garante, attribuisce forza di legge all'Aia rilasciata all'Ilva dal Ministero dell'Ambiente lo scorso 26 ottobre, consente la prosecuzione dell'attivita' produttiva della stessa Ilva per 36 mesi (il tempo fissato dall'Aia perche' il siderurgico si metta a norma), nonche' la commercializzazione dei prodotti finiti realizzati prima del 3 dicembre scorso. Proprio sullo sblocco dei prodotti (coils e lamiere) oggetto di sequestro giudiziario da fine novembre, e' in atto un duro scontro fra Ilva e Procura di Taranto, con la prima che chiede il dissequestro di un milione e 700mila tonnellate di merci (valore un miliardo di euro) in base alla legge, e la seconda che invece si oppone al dissequestro chiedendo al Tribunale dell'appello (dove l'Ilva ha fatto ricorso) di sollevare l'eccezione di incostituzionalita' della legge. Dopo gli atti depositati l'8 gennaio dai pm e ieri dagli avvocati dell'Ilva, era atteso per oggi il verdetto dei giudici dell'appello, che pero' dovrebbe arrivare solo lunedi' prossimo. Sul decreto da cui e' poi nata la legge 231, la Procura ha infine sollevato il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato alla Corte costituzionale che ha fissato per il 13 febbraio l'udienza nella quale vagliare l'ammissibilita' o meno del ricorso. (AGI)

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