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giovedì 13 marzo 2014

CUBA DEGLI ANNI CINQUANTA. L'ISOLA DEI CENTO BALLI

L'Avana, la capitale dell'isola, è la "perla dei Caraibi". Uno dei primi fatti significativi e' il golpe del 1952 da parte del dittatore Fulgencio Batista ed i rigidi provvedimenti che attua dal suo insediamento, insostenibili per la popolazione. L'Avana è a soli mille chilometri dall'America, sembra un altro mondo, ma la notte "habanera" è straordinaria. Cuba e' per gli statunitensi ricchi e avventurieri il "patio trasero", letteralmente il "giardino posteriore", un luogo dove è possibile trasgredire, festeggiare, ballare e scatenarsi senza regole. Il contrabbassista Israel "Cachao" Lopez, precursore del mambo, di quei giorni ricorda: "I balli erano fantastici, con molto colore, molto pubblico, con la gente che sudava, ma che si divertiva moltissimo. Per esempio nelle comunità nere i balli dovevano durare fino alle quattro di mattina, guai a chi se ne fosse andato prima. I bianchi no, i bianchi ballavano fino all'una, alle due di notte e poi se ne andavano". E' difficile voler quantificare con un numero l'enormita' di balli nati e diffusi nell'isola caraibica. Gli anni cinquanta rappresentano l'alternanza di fantasia musicale ad infernali momenti di privazioni. L'assalto alla caserma Moncada del luglio del 1953, esempio lampante di quanto detto, avviene nel bel mezzo del carnevale di Santiago, come se nulla stesse accadendo. E nel mentre un giovane Fidel Castro stava per essere arrestato facendo accendere i riflettori su quella che presto verrà definita la piccola Las Vegas dei Caraibi.
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Locali da ballo, cabaret, case da gioco spuntano ovunque a Cuba. Si respira miseria in quel periodo della storia cubana, eppure indossare giacca e cravatta non è un optional festivo o un dovere lavorativo, ma un piacere quotidiano per il fiero popolo di Cuba. L'epopea del tropicana, uno spettacolo di cabaret importante e di grande tradizione, gli artisti internazionali che vi confluiscono, la musica, i colori, i profumi dei Caraibi rendono tutto elettrizzante. Sappiamo che durante la dittatura di Batista parallelamente a fenomeni di degrado e depravazione si intensifico' la vita notturna. Il piacere e la ricerca del bello erano sempre vivi e presenti nell'anima degli abitanti dell'isola caraibica. "...negli anni 50, Cuba era molto più che L'Avana, con la sua vivace vita notturna, i locali di cabaret, i suoi alberghi di lusso, le Ford e le Chevrolet nuove e le visite di star quali Sarita Montiel e Nat King Cole". E' la Cuba del boom del turismo, dell'influenza della musica nordamericana e del jazz che stimolarono la nascita di grandi orchestre o Big Bands composte da trombe, tromboni e sassofono, piano, basso, tumbadora, bongó, timbales, maracas e l'immancabile clave. E' l'epoca di Benny Moré, di Machito and his Afrocubans. Ed era da poco nato il mambo, la maggiore delle invenzioni musicali del pianista Perez Prado. Una musica ballabile che influenzera' tutta la decade cinquanta a Cuba, come se il mambo "stava nell'ambiente", per usare le parole del musicologo Acosta. E' una notte strana quella del capodanno 1959. Qualcosa sta per succedere nelle esistenze di una generazione di persone che ancora non conosce la parola liberta'. Un piccolo esercito guidato da Fidel Castro e Guevara entra trionfante nella capitale, l'Avana, gettando le basi di un nuovo periodo, una svolta politica che, forse, spazza via per sempre i lustrini di una città che mai si è fermata nella sua voglia di vivere. Un epilogo scontato, probabilmente, ma davvero voluto?

MASSIMILIANO RASO

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