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domenica 17 novembre 2013

CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA. TARANTO BOCCIATA

Taranto esclusa dalla corsa per diventare Capitale europea della cultura 2019. La notizia ufficiale è stata diffusa ieri dal ministero per i Beni culturali. In realtà Taranto non è mai entrata in partita. Le città preselezionate sono 6: Cagliari, Perugia, Ravenna, Siena, Lecce e Matera. Tra le esclusioni eccellenti Venezia e Palermo, ma forse la più delusa è l’Aquila, affossata dal terremoto. Per Taranto, invece, troppi ritardi accumulati in questi anni, soprattutto politici, e un dossier presentato in fretta e furia a Roma dal comitato promotore. Tre le direttrici contenute all’interno, colonne portanti del cambiamento auspicabile: Taranto dal mito al progetto di rinascita; Taranto ponte d’Europa nel Mediterraneo; Taranto da città del disastro ambientale a città dello sviluppo ecosostenibile. Tra gli eventi previsti per 2019 un incontro al mese con i Premi Nobel per la Pace, la creazione di un murales sul Muraglione dell’Arsenale, un Forum per lo scambio di conoscenze, un Festival della sperimentazione musicale e, ancora, meeting e laboratori culturali. Nel dossier erano state presentate anche diverse collaborazioni con scuole e Università internazionali, convegni sulla cultura e l’artigianato magno-greco e la civiltà rupestre, rappresentazioni storiche in luoghi simbolici della costa. Ed era stato anche tirato nuovamente in ballo il Premio Taranto. Progetti che erano apparsi da subito fumosi e poco spendibili, specchio di una terra impegnata ancora dividersi tra lavoro e salute, incapace di investire sulla cultura e sugli uomini di cultura.

La continua richiesta di «economia alternativa» appare, stando ai fatti, una chimera alla luce della cecità mostrata davanti all’opportunità di condividere un patrimonio storico e di valori con un sistema europeo, fatto di persone, viaggiatori, turisti, e mosso dal desiderio di conoscenza. Il comitato che ha gestito la candidatura, coordinato da Nicola Baldi, sebbene abbia lavorato in maniera propositiva e con una forte spinta emotiva per tutta l’estate fino alla presentazione del dossier il 20 settembre, non è riuscito nell’impresa titanica - perché tale era - di mettere in ombra città come Lecce e Matera, solo per citare due vicine, che avevano investito economicamente da tempo su bellezza, immagini, spessore culturale della proposta, personalità e uomini di valore, battage pubblicitario, coinvolgimento della comunità tutta e della provincia. E la politica, quella che amministra, è stata sempre presente. Questo accade quando si vuole vincere.
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Per Taranto, invece, solo un’altra occasione persa. E sorge il dubbio che nessuno, in verità, se ne sia accorto. Una rappresentanza delle città candidate è stata ospitata a Roma presso la sala del consiglio del ministero dei Beni culturali dall’11 al 15 novembre. Al ruolo di Capitale della cultura 2019 erano candidate più di venti città. Obiettivo del progetto è promuovere il dialogo interculturale e la comprensione reciproca fra cittadini dell’Unione. La giuria europea, presieduta da Steve Green e composta da membri italiani e stranieri, scelti e concordati con la Commissione Europea, tornerà a riunirsi nell’ultimo trimestre del 2014. La città che vincerà riceverà un milione e mezzo di euro dall’Europa, col quale potrà cominciare a cambiare volto. Di sicuro non sarà Taranto.

Si dice «dispiaciuto» su Twitter il sindaco di Bari, Michele Emiliano: Bari nei mesi scorsi aveva fatto un passo indietro spingendo la candidatura di Taranto. Emiliano rileva come, alla fine, la divisione della Puglia su due candidature sia stata un elemento negativo per Taranto. Emiliano aveva infatti spinto per una designazione unica della Puglia.

«Continuare a lavorare insieme per il bene della città»: è il primo commento a caldo di Nicola Baldi, presidente del comitato che ha portato avanti la candidatura. «Abbiamo gareggiato - aggiunge, annunciando per la prossima settimana una conferenza stampa -. Si vince e si perde. Il responso va accettato. Ma il lavoro fatto da oltre 70 persone da maggio in poi ha rappresentato il desiderio condiviso di cambiamento in un momento storico difficile per la città. Le idee contenute nel dossier saranno portate avanti». Baldi, insieme ad alcune rappresentati del comitato, era stato ascoltato giovedì a Roma. «La prima cosa che ho detto alla commissione esaminatrice - spiega - è che siamo una città martoriata». Parole che, evidentemente, non sono bastate. E arriva anche il momento per Baldi di fare alcune valutazioni pratiche. «La commissione apprezza sì il pathos - precisa - ma poi va a vedere il piano finanziario e i nodi inerenti alla realizzabilità dei progetti. Tutto si gioca qui». E qui c’è stato sicuramente il primo intoppo. Parlando di Lecce e Matera che sono state preselezionate, Baldi dice subito - togliendosi forse un piccolo sassolino dalla scarpa - «che lì le istituzioni ci hanno creduto con convinzione». E poi conclude: «Qualora una delle due città del Sud dovesse vincere, sono sicuro che i turisti passeranno anche da Taranto. Non c’è nessuna cosa che si possa fare in solitudine».
FONTE: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizie-nascoste/taranto-esclusa-non-sar-capitale-di-cultura-no670111/

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