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mercoledì 11 settembre 2013

DOCENTE DELL'ARCHITA TROVATA MORTA IN CASA. ERA LI DA 20 GIORNI

L’hanno trovato morta sul pavimento della sua casa. Era lì da almeno venti giorni. Tanto c’è voluto perché qualcuno si chiedesse che fine avesse fatto Anna Maria Torrente, sessantatrè anni, docente dell’Archita ufficialmente in pensione dall’1 settembre. Non è sopravvissuta al primo anno scolastico senza cattedra, senza registro e senza studenti. Probabilmente un malore l’ha stroncata mentre era nella casetta di via Japigia in cui da sempre viveva da sola. Sono stati i vicini a lanciare l’allarme. Non la vedevano da tanto tempo. E poi da quell’appartamentino da giorni proveniva un tanfo sospetto. Così alla fine, i vicini si sono decisi a telefonare ai vigili del fuoco, anche perché non avevano riferimenti di familiari di quella docente che per anni ha insegnato Italiano e Storia a tanti ragazzi di Taranto.
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In via Japigia, ieri mattina, sono piombati i vigili del fuoco e gli agenti della polizia. La porta, chiusa a chiave da dietro, è venuta giù subito. Il corpo della vittima era riverso sul pavimento, al centro della casa. Ed era in condizioni tali da lasciar supporre che la tragedia si sia consumata diverse settimane fa. Un sospetto che è stato confermato dal medico legale Marcello Chironi, spedito sul posto dal pubblico ministero di turno Filomena Di Tursi. Il corpo in avanzato stato di decomposizione almeno in apparenza non mostrava segni di alcun genere. L’ipotesi più probabile è che sia stato un malore a scrivere la parole fine ad una storia triste di infinita solitudine. La tragedia della prof è rimbalzata subito nella scuola. I colleghi ne sono rimasti addolorati, ricordando anche il dispiacere con il quale la docente aveva accolto la lettera con la quale il Ministero, lo scorso anno, le aveva comunicato che non c’era più una cattedra per lei. L’insegnante ha lasciato il suo incarico perché doveva andare in pensione. «Non era contenta di lasciare il lavoro» spiega un altro professore dell’Archita che però non ha voglia di comparire sui giornali. E accetta di parlare della ex collega solo a patto che non venga riferito il suo nome. «Sapevamo tutti che viveva sola e che la scuola e i ragazzi erano tutto ciò che aveva. Lasciare il lavoro per lei è stato un trauma. Non lo ha nascosto, ma in verità bastava scambiare due parole con lei per comprendere la sua grande solitudine». Poche parole per una storia zeppa di amarezza. Non è l’unica con la quale si è dovuto fare i conti in questa estate che si è consumata 
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