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lunedì 6 maggio 2013

RESTITUITA DIGNITA' AI MORTI DI TARANTO. VIA LIBERA ALLE SEPOLTURE

Il Comune di Taranto si accinge a revocare il divieto di utilizzo per inquinamento dei campi di inumazione del cimitero "San Brunone". Il divieto era scattato nelle scorse settimane perché essendo l'area cimiteriale vicina allo stabilimento siderurgico dell'Ilva, anche i terreni utilizzati per le fosse di sepoltura risultavano gravemente contaminati da una serie di sostanze, dal pcb alla diossina per finire alle polveri minerali. Un inquinamento consolidatosi negli anni e che esponeva a gravi rischi di salute gli addetti ai servizi cimiteriali dipendenti di una cooperativa.

Il Comune ha ottenuto che la cooperativa dei necrofori faccia utilizzare al personale gli indumenti di lavoro e le mascherine necessarie a proteggerli dal contatto con le polveri di minerali e dalle sostanze nocive. In questo modo dovrebbero essere evitati rischi per la salute degli addetti nelle cui fila sono già stati segnalati, tempo addietro, dei casi di tumore. Allo stesso tempo il Comune ha anche ottenuto che sia l'Asl a vigilare sul corretto rispetto delle procedure necessarie a evitare che la contaminazione possa trasferirsi dai terreni del cimitero alle persone. Ricevute le garanzie, il Comune di Taranto si accinge a revocare i divieti. La possibilità di tornare a utilizzare i terreni avrà riflessi anche sulle celle frigorifere dell'ospedale di Taranto 'Santissima Annunziata', dove, secondo la denuncia di Fabio Matacchiera, presidente del Fondo antidiossina onlus, si sarebbe creato un accumulo di arti umani derivanti da interventi operatori che lo stesso ospedale ora è costretto a tenere in quanto non può smaltirli nelle fosse del cimitero perchè interdette.
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Pur ammettendo il problema, ovvero confermando che il 'Santissima Annunziata' allo stato non può utilizzare le aree del cimitero per lo smaltimento, la direzione sanitaria dell'ospedale di Taranto ha tuttavia smentito che questo abbia provocato una situazione di emergenza alle strutture. Il fenomeno, osserva la direzione sanitaria, è ancora perfettamente gestibile secondo tutte le procedure previste per questo tipo di smaltimento, anche perchè dal Comune di Taranto hanno assicurato che la particolare situazione del cimitero sta rientrando. "Qualora l'inagibilità dei campi di inumazione del cimitero di Taranto - rilevano dalla direzione sanitaria dell'ospedale - dovesse ancora protrarsi, ricorreremo a soluzioni diverse come, per esempio, quella di utilizzare i cimiteri dei comuni della provincia". La stessa direzione ha poi osservato che l'uso dei campi di inumazione per lo smaltimento degli arti umani in conseguenza di operazioni chirurgiche è derivato dall'impossibilità di utilizzare, come si faceva prima, l'inceneritore del cimitero di Taranto poichè sequestrato per motivi ambientali dai carabinieri.

Ma il problema della contaminazione dei suoli a causa dell'inquinamento dell'Ilva non riguarda solo il cimitero. Una situazione analoga esiste anche per tutte le aree non asfaltate del rione Tamburi, il quartiere di Taranto che confina con gli impianti dell'Ilva. Non a caso il Comune ha da tempo vietato al transito e al calpestio due aree del rione molto utilizzate da bambini e ragazzi per giocare. Un divieto esplicitato attraverso ordinanze e apposizione di cartelli, che però non è adeguatamente rispettato. Queste aree a verde dovrebbero rientrare nel piano generale di bonifica del quartiere. Per ora invece si partirà, secondo quanto ha deciso la cabina di regia fra ministero dell'Ambiente ed enti locali, dal risanamento delle cinque scuole del rione Tamburi utilizzando circa 8 milioni di euro derivanti dalla legge sulla bonifica dell'area di Taranto approvata dal Parlamento lo scorso ottobre. I lavori dovrebbero partire alla fine dell'anno scolastico per terminare prima della ripresa delle lezioni e consisteranno nella messa a norma negli edifici, nel rifacimento degli infissi e nel miglioramento degli impianti energetici. 

Fra le scuole interessate ai lavori, c'è la "Grazia Deledda" divenuta scuola-simbolo dell'inquinamento sia perchè sulle sue coperture si è accumulata nel tempo la diossina, sia perché nel sottosuolo dell'edificio corrono le condotte che servono al trasporto, dal Mar Piccolo all'Ilva, dell'acqua necessaria al raffreddamento degli impianti. Nei mesi scorsi si era temuto che queste condotte, costruite negli anni '60 e raddoppiate dieci anni dopo, potessero creare problemi alla staticità e alla sicurezza della scuola "Deledda", ma una serie di perizie fatte eseguire dal Comune hanno per ora escluso questo tipo di rischio.
FONTE: LA REPUBBLICA

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