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sabato 30 marzo 2013

ILVA. FERRANTE DENUNCIA I MAGISTRATI DI TARANTO

Il braccio di ferro fra Ilva e magistratura tarantina approda in procura a Potenza. Il presidente Bruno Ferrante ha presentato un esposto nei confronti dei magistrati tarantini che conducono l’inchiesta sul disastro ambientale. Firmatario, stando a indiscrezioni, sarebbe anche l’ex direttore generale dello stabilimento siderurgico Adolfo Buffo.
Da quanto si è appreso, nell’esposto si fa riferimento a presunti abusi relativi all’inchiesta condotta dalla procura tarantina, sfociata, il 26 luglio dello scorso anno, nel sequestro degli impianti dell’area a caldo e nell’arresto di Emilio e Nicola Riva (entrambi sottoposti ai domiciliari), dell’ex direttore generale dello stabilimento siderurgico Luigi Capogrosso e di cinque dirigenti dello stabilimento siderurgico (poi rimessi in libertà dal Riesame).
L’inchiesta sul disastro ambientale è sfociata nell’esecuzione di nuovi provvedimenti restrittivi, il 26 novembre, nei confronti, fra gli altri, dell’ex addetto alle relazioni esterne Girolamo Archinà e del perito della procura, professor Lorenzo Liberti. Contestualmente ai provvedimenti cautelari, il gip Patrizia Todisco, su richiesta del procuratore capo Franco Sebastio, dell’aggiunto Pietro Argentino e dei pm Mariano Buccoliero, Remo Epifani e Giovanna Cannarile, ha emesso anche il decreto di sequestro dei prodotti finiti e semilavorati, un milione e 700.000 tonnellate di acciaio (del valore di un miliardo, secondo l’azienda). Al provvedimento, che ha inasprito lo scontro, si è aggiunta la decisione della procura di chiedere la vendita coatta dei prodotti, affidandola ai custodi giudiziari, per sottoporre a sequestro i proventi. L’ordinanza emessa dal gip è stata poi annullata dal tribunale del riesame che ha accolto il ricorso di Ferrante.
Alcune doglianze, a quanto pare, riguarderebbero nello specifico il provvedimento relativo al sequestro dei prodotti in seguito al quale sono finiti sul registro degli indagati lo stesso Ferrante e Buffo per non aver impedito l’inquinamento degli impianti.
La querela, presentata attraverso uno dei legali milanesi dell’Ilva, l’avvocato Marco De Luca, per conto di Ferrante, è stata depositata dall’avvocato Donato Pace, del foro potentino.
Saranno adesso i magistrati di Potenza (competenti ad indagare sui magistrati in servizio a Taranto) a vagliare i fatti illustrati dal massimo esponente dell’Ilva. Ferrante ha puntato il dito contro la procura ma anche contro i custodi giudiziari dei quali, nelle scorse settimane, ha chiesto la revoca.
Lo scontro fra Ilva e magistrati tarantini, dunque, prosegue su più fronti. Martedì 9 aprile è in calendario l’udienza dinanzi alla Corte Costituzionale per la discussione dell’eccezione di illegittimità costituzionale sollevata dal gip e dalla procura sulla legge “salva Ilva” che ha disposto la restituzione degli impianti sottoposti a sequestro preventivo e dei prodotti. Come è noto, la restituzione della facoltà d’uso degli impianti è avvenuta. I prodotti, invece, sono rimasti sotto chiave. Sulla vicenda sarà la Consulta a pronunciare l’ultima parola.
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