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martedì 12 marzo 2013

GRANA A.M.I.U. PER IL SINDACO STEFANO

Ricapitalizzare o rinegoziare il contratto di servizio. Il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, si trova di fronte ad un bivio. La risoluzione della grave crisi dell’Amiu, schiacciata da debiti per oltre 30 milioni di euro, passa da qui. Altre strade non sembrano agevolmente percorribili o almeno non sembrano garantire risposte in tempi rapidi.

La ricapitalizzazione, dunque. Percorso legittimo, strada praticabile. Eppure, c’è qualcosa che non convince. O meglio, che non persuade qualcuno. Nella maggioranza, naturalmente. Il Comune di Taranto, socio unico dell’azienda d’igiene urbana, può iniettare nuove risorse finanziarie nel capitale sociale aziendale. Certo, è impensabile che l’Amministrazione comunale ricapitalizzi per trenta milioni di euro ripianando tutti i debiti maturati ma è ragionevole ipotizzare che intervenga per almeno 6-7 milioni di euro. Eppure, questa strategia di salvataggio si regge su qualche incertezza, assume forma e sostanza su qualche riferimento normativo non proprio rassicurante. Il pensiero corre a quelle sentenze della Corte dei Conti che hanno censurato le ricapitalizzazioni di aziende pubbliche avvenute a stretto giro di posta. E l’Amiu, è opportuno ricordarlo, fu ricapitalizzata già nell’estate del 2006 con il conferimento di beni immobili e strumentali dal Comune (su tutti l’inceneritore dei rifiuti urbani). E come se non bastasse, il capitale sociale c’è ancora, anche se lievemente eroso rispetto alla dote iniziale di sette anni fa. Tutte osservazioni, queste, che indeboliscono i fautori della tesi che conduce alla ricapitalizzazione.

Ed allora l’ipotesi più concreta porta ad una rinegoziazione del contratto di servizio che attualmente lega il Comune all’azienda d’igiene presieduta da Gino Pucci.

Ora ogni mese l’Amiu riceve dal Municipio 3 milioni e 400mila euro. Non bastano più per garantire la gestione di un’azienda che fatica ad andare avanti tra il pagamento dei debiti erariali, commerciali e previdenziali arretrati e i costi derivanti dal quotidiano svolgimento dei servizi di pulizia. Già, ma quanto servirebbe? Secondo alcune fondate indiscrezioni, servirebbe una cifra ulteriore oscillante tra 1,5 e 2 milioni di euro mensili. E così l’Amiu arriverebbe a costare al Comune tra i 5 ed i 5.5 milioni di euro al mese. Soldi in più che dovrebbero essere erogati, appunto, solo dopo una rinegoziazione dell’attuale contratto di servizio che definisca gli oneri dei lavori extra (a partire dal verde pubblico e dalle piccole manutenzioni) ed incrementi la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti bruciati dall’inceneritore dell’Amiu. Il Comune, infatti, paga circa 90 euro a tonnellata mentre se si rivolgesse ad un società privata non verserebbe meno di 120 euro per ogni tonnellata di rifiuto smaltito. Ed allora è possibile ragionare su un aumento tariffario magari alzando l’asticella dagli attuali 90 a 100-105 euro.

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