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venerdì 16 novembre 2012

ILVA. MANCANZA DI MATERIE PRIME, SI CHIUDE IL 14 DICEMBRE?

L'impianto Ilva di Taranto potrebbe chiudere il 14 dicembre per mancanza di materie prime e ciò comporterebbe gravissimi rischi per la sicurezza. È quanto sostiene il presidente Bruno Ferrante, che lancia un allarme con una lettera inviata alla magistratura.
LA LETTERA - L'applicazione delle disposizioni dei custodi giudiziari, in ordine allo scarico delle materie prime al porto di Taranto, causa il pericolo che si fermino «tutti gli impianti dell'area a caldo dello stabilimento» con gravissimi rischi per la sicurezza. Lo stop forzato dovuto alla mancanza di materia prime - i custodi impongono uno stoccaggio massimo di 15 giorni - comporterebbe una fermata non in sicurezza con conseguente «esposizione a gravissimi rischi di incidente rilevante e danni irreparabili agli impianti». Nella lettera si legge ancora che «la verifica dell'applicazione della disposizione dei custodi allo sbarco delle materie prime, evidenzia la palese incompatibilità delle stesse con i programmi operativi dello stabilimento per il periodo in esame e noti ai custodi. È del tutto evidente che l'applicazione della disposizione dei custodi giudiziari allo sbarco delle materie prime determinerà effetti devastanti per l'Ilva dovuti alla fermata, non in sicurezza, di tutti gli impianti dell'area a caldo con conseguente esposizione a gravi rischi di incidente rilevante e danni irreparabili agli impianti, scenario questo già comunicato verbalmente agli stessi. È solo il caso di sottolineare - conclude il presidente Ferrante - che dal 12 novembre, data di comunicazione delle disposizioni dei custodi giudiziari, ad oggi sono stati accumulati maggiori oneri di Ilva per le controstallie per 850 mila dollari». Da segnalare anche il tema dei costi di gestione. Le modalità di sbarco di materiali - si legge nella lettera - secondo le prescrizioni dei custodi, calcolate in accordo con le movimentazioni navi, comportano una previsione di costo aggiuntivo per le attese navi pari a 12,37 milioni di dollari. A questa cifra sono da aggiungere i costi per movimentazione aggiuntiva delle navi, pari a 50 mila dollari per ciascuna movimentazione, costi dovuti anche all'utilizzo dei rimorchiatori, ormeggiatori e piloti. È prevedibile - conclude Ferrante -, visti i lunghi tempi di sosta che deriverebbero dalla applicazione delle disposizioni dei Custodi, che gli armatori possano chiedere al gestore la detenzione che comporta un costo maggiore rispetto alla controstallia».
FERIE FORZATE - E da lunedì prossimo 19 novembre l'Ilva metterà in ferie forzate i lavoratori del reparto Produzione lamiere 2, a cui si aggiungeranno da mercoledi 21 quelli del Tubificio 2, circa 500 operai. Lo si apprende da fonti sindacali alle quali la notizia è stata comunicata oggi dall'azienda. I reparti interessati dalle ferie forzate sono tra quelli per i quali nei giorni scorsi è stata chiesta la cassa integrazione ordinaria per 1940 lavoratori dell'area a freddo per crisi di mercato e mancanza di commesse. Sul provvedimento non c'è ancora accordo tra azienda e sindacati. Martedì è previsto un nuovo incontro tra le parti.
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