Il pm della procura di Taranto Enrico Bruschi ha aperto un'inchiesta per istigazione al suicidio a carico di ignoti e convalidato il sequestro dei biglietti d'addio di Vincenzo Di Tinco, un commerciante 60enne che giovedì pomeriggio si è ucciso, impiccandosi con una corda a un albero nelle campagne di Ginosa Marina, dopo che la banca gli aveva negato un fido di 1300 euro. Oggi si sono svolti i funerali dell'uomo, che lascia la moglie e tre figli. L'avv. Giuseppe Lecce, il legale nominato dalla famiglia, ha chiesto il sequestro della documentazione bancaria e delle registrazioni delle videocamere di sorveglianza dell'istituto di credito presso il quale il commerciante si era recato prima di togliersi la vita. L'uomo, che aveva chiesto un fido di 1300 euro per coprire una fornitura, si era già rivolto a un legale e avviato un contenzioso con la stessa banca in quanto si era visto addebitare somme rilevanti, che lui contestava, come commissioni per l'utilizzo del Pos, il terminale fornito (da una società concessionaria di Palermo) per accettare il pagamento con carte di credito. In due pagine di quaderno, ritrovate nella sua auto, il 60enne ha raccontato la sua odissea e fornito particolari che ora sono all'attenzione degli inquirenti. Il reato di istigazione al suicidio è procedibile d'ufficio e in caso di rinvio a giudizio prevede il processo in Corte d'Assise.
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