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domenica 30 novembre 2014

ANGELO BONELLI. LO STATO NON PUO' FARSI CARICO DEI DEBITI ILVA

Su Taranto rimango fortemente convinto che sarebbe necessario per la sua popolazione, che ha digerito i peggiori veleni e pagato un duro prezzo in vite umane per lo sviluppo dell’Italia, un piano di conversione industriale, che sul modello di Bilbao porterebbe non solo a tutelare i livelli occupazionali ma ad aumentarli. La proposta di nazionalizzazione, che oggi mette d’accordo quasi tutti, non mi trova d’accordo e spiego perché. Da due anni i bilanci dell’Ilva non sono noti a tal punto che l’UE ha chiesto formalmente di averli. Nel 2011, situazione ante sequestro avvenuto il 26 luglio 2012, il debito finanziario dell’Ilva era di 2,9 miliardi di euro dovuto ad un riduzione dei flussi di cassa provocata dai risultati negativi della gestione industriale per circa 805 milioni di euro. Dopo il 2012 con la riduzione della produzione, dovuta alla chiusura di 6 altiforni su 10, secondo una denuncia di Federacciai, Ilva ha perso 70 milioni di euro al mese. Ad oggi l’indebitamento Ilva è aumentato di 1,7 miliardi di euro che si vanno sommare ai 2,9 miliardi. Poi ci sono i 250 milioni di euro di prestito ponte concesso dalla banche. Se lo stato dovesse comprare Ilva dovrà farsi quindi carico dei debiti pregressi e a questi dovrà aggiungere gli investimenti necessari per il piano industriale che dovrà attuare il piano delle misure ambientali. Secondo l’ex commissario Bondi il piano avrebbe un costo di 4,1 miliardi di spesa fino al 2020 così suddivisi: 1,8 miliardi di Autorizzazione integrata ambientale, 635 interventi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, 1,750 miliardi di investimenti tecnologici. 
A ciò va aggiunto il debito ambientale ovvero i danni provocati dall’inquinamento Ilva che l’AEA , Agenzia europea Ambiente, ha classificato nella top 30 degli stabilimenti più nocivi. Per fare le bonifiche esterne ovvero risanare aree agricole, falde, mare, immobili danneggiate dall’inquinamento secondo l’ipotesi della procura di Taranto occorrerebbero 8 miliardi di euro. La domanda è la seguente: chi pagherà queste risorse? Lo Stato? Ma con tutti questi soldi si potrebbe avviare un progetto di conversione industriale come accaduto con Bilbao, che aveva il suo polo siderurgico ed è riuscita a trasformarsi in città altamente competitiva dal punto di vista del lavoro, del Pil e della produzione. Parte delle risorse per finanziare la conversione devono venire dal sequestro dei patrimoni dei Riva e soci Ilva per il danno ambientale ovvero 8 miliardi di euro. Siamo pronti ad incontrare Renzi per spiegargli nostra proposta che può garantire occupazione e salute per tutelare in primis salute e dare lavoro.
ANGELO BONELLI

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