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giovedì 15 agosto 2013

UNGARETTI E PIOVENE AMARONO LE COZZE DI TARANTO

Con una storia che comincia nel decimo secolo, apprezzate anche daGiuseppe Ungaretti e Guido Piovene nei loro viaggi a Taranto negli anni '60, divenute negli anni una specialita' della cittá, nonche' un'emblema, tanto da essere riconosciute e ricercate sul mercato ittico nazionale, le cozze di Taranto vivono nel 2013 una terza, consecutiva stagione di declino con buona parte del prodotto che rischia di finire al macero piuttosto che sulle tavole dei consumatori. Nel 2011 e nel 2012 per colpa dell'inquinamento, nel 2013 apparentemente per colpa della burocrazia i cui tempi non sembrano coincidere con quelli degli operatori della mitilicoltura. Costrette a "sloggiare" dal primo seno di Mar Piccolo perche' l'inquinamento le aveva gravemente compromesse, le cozze di Taranto non trovano "pace" nemmeno nella rada di Mar Grande dove parte dei mitilicoltori hanno trasferito i loro impianti. In questa zona di mare, prospiciente la cittá, la produzione e' ormai da settimane in fase molto avanzata ma non puo' essere commercializzata perche' non e' stata ancora conclusa quella che le autoritá sanitarie chiamano tecnicamente "caratterizzazione" delle acque. In sostanza, trattandosi di un nuovo specchio di mare abilitato all'attivita' di mitilicoltura, e' necessario fare campionamenti e analisi delle acque per sei mesi in forma continuativa. Questo dicono le norme sanitarie. Sinora i prelievi fatti nella nuova area di Mar Grande - dove giá ci sono altre coltivazioni di cozze ma in zone diverse - hanno dato tutti esito negativo: nessun inquinante e' stato trovato al di sopra dei livelli di pericolosita'. Tuttavia le analisi costituiscono ancora un campione limitato e, soprattutto, non sono state effettuate per i sei mesi previsti. I mitilicoltori dicono che loro avrebbero potuto trasferirsi in Mar Grande giá tempo prima ma sono stati la burocrazia - compresa quella necessaria a individuare il nuovo sito - e il rilascio dei permessi a far slittare i tempi.

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 E cosi' gli operatori hanno ricollocato l'attivita' nella nuova zona di mare assegnata quando la stagione 2013 era quasi alle porte. Ora i mitilicoltori chiedono alla Regione una deroga, invitandola a prendere per buoni i risultati gia' emersi dalle analisi. In particolare, la categoria sottolinea che quella del 2013 e' una delle migliori produzioni degli ultimi anni. La Regione, pero' - tramite l'assessorato alle Risorse agroalimentari -, ha gia' reso noto che, per motivi di tutela della salute pubblica, una deroga del genere non e' possibile.
  La Regione, inoltre, che ha convocato un tavolo per i primi di settembre, evidenzia anche le inadempienze dei Comuni nella messa a punto dei piani delle coste, che sono lo strumento normativo che deve regolare le nuove concessioni di mitilicoltura. E cosi' fra ritardi, incertezze e proteste della categoria, i "filari" delle cozze restano in acqua portando la produzione a non essere piu' vendibile. A cio' si aggiunga che il maltempo di sabato mattina a Taranto ha colpito alcuni impianti facendoli affondare e quindi rendendo irrecuperabile il prodotto. L'emergenza cozze a Taranto e' scoppiata all'inizio dell'estate 2011 con i valori di diossina e pcb sopra la soglia nel primo seno di Mar Piccolo. Una delle conseguenze, queste, dell'inquinamento causato dall'Ilva ma anche dalle attivita' di navalmeccanica e cantieristica che per tanti anni hanno usato proprio il Mar Piccolo. Fu quindi necessario distruggere le cozze, operazione ripetuta per analoghi motivi anche nel 2012. Attualmente il primo seno di quello che e' un mare interno di Taranto, resta precluso dalle autoritá sanitarie all'allevamento dei mitili. La coltivazione e' invece consentita nel secondo seno di Mar Piccolo e in quelle aree di Mar Grande dove e' giá ammessa da tempo. La produzione tarantina e' stimata in circa 30mila tonnellate annue mentre il valore del prodotto distrutto l'anno scorso ammonta a circa 4 milioni di euro. Una cinquantina le cooperative e le piccole societa' del settore con 150-200 addetti totali. Per Mar Piccolo, la legge sulla bonifica di Taranto - la n. 171 del 4 ottobre scorso - approvata a seguito della vicenda Ilva, prevede che si faccia il disinquinamento ma allo stato il progetto non c'e' ancora in quanto l'Arpa Puglia, incaricata dalla cabina di regia, non ha ancora concluso lo studio sulle dinamiche delle correnti marine nello stesso Mar Piccolo. Studio che dovrebbe essere consegnato nei prossimi mesi e che viene rienuto fondamentale per decidere con quale modalita' di disinquinamento intervenire, se con il dragaggio dei fondali oppure coprendo con materiali speciali le sostanze inquinanti depositatesi nel tempo sugli stessi fondali. Negli anni scorsi un finanziamento di 25 milioni di euro per il disinquinamento di Mar Piccolo e' andato perso per mancanza del piano di intervento.

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