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martedì 5 febbraio 2013

ILVA. SI RIPRENDE LA PRODUZIONE ALL'AREA A FREDDO

E’ ripreso il lavoro nell’area a freddo dell’Ilva di Taranto. La maggior parte degli impianti è ferma dalla fine del mese di novembre, perché la magistratura ha disposto il sequestro delle merci. Adesso soltanto 535 operai rientreranno in fabbrica. Fra questi, come hanno spiegato i sindacati, ci sono anche coloro che hanno il compito di controllare e verificare che tutti i dispositivi funzionino bene, prima che vengano riavviati. Nel giro di qualche giorno il tutto si dovrebbe stabilizzare. In particolare, saranno messi in funzione il tubificio Erw, il laminatoio e qualche struttura minore.

I dipendenti sembrano più tranquilli, anche perché il presidente Bruno Ferrante ha rassicurato circa il pagamento relativo all’11 febbraio. In ogni caso, non mancano le tensioni, perché all’azienda mancano le risorse importanti per riuscire a mettere in atto ciò che è stabilito dall’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale.
Per mettere a punto queste disposizioni, occorrono 3,5 miliardi di euro, da spendere nel giro di tre anni. Non bisogna dimenticare che restano sotto sequestro 1,7 milioni di tonnellate di prodotti, anche se la società ha chiesto che ne siano dissequestrate 42.000 tonnellate, perché, secondo i legali, non ci sarebbero le condizioni di applicare i sigilli giudiziari all’intero complesso dei manufatti.
Le difficoltà economiche, comunque, si fanno sentire e, proprio per far fronte a questi impedimenti, è stato reso noto che si ha l’intenzione di acquisire la collaborazione da parte di nuovi partner. Per il momento riprendono le attività, perché ci sono alcune commesse da soddisfare.
Dubbi sulla legittimità costituzionale del decreto salva Ilva
Sulla vicenda dell’Ilva di Taranto sorgono dei dubbi sulla legittimità costituzionale del decreto 231 salva Ilva. E’ stato proprio per questo che il gip del Tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, ha accolto la richiesta della Procura e ha inviato alla Corte Costituzionale gli atti che si riferiscono alla questione. Dello stesso parere è stato anche il Tribunale del Riesame, che ha sospeso il giudizio, aspettando una decisione della Corte. Ultimamente le sigle sindacali Fiom, Fim e Uilm hanno proclamato uno sciopero ad oltranza, perché hanno temuto che molti operai potessero perdere il loro posto di lavoro.
Questa è stata soltanto l’ultima delle tensioni, che si sono manifestate fra i lavoratori, da quando è stato imposto il sequestro dei prodotti semilavorati, che continuano a giacere nei depositi e nei piazzali dello stabilimento.
Si tratta di un milione e mezzo di tonnellate di elementi, che sono stati bloccati alla fine di novembre e tutto ciò incide negativamente sulla ripresa dell’attività. In tutta la questione ci si è trovati di fronte ad una decisione molto ardua: provvedere alla salvaguardia dell’ambiente e allo stesso tempo garantire l’occupazione.
Il Parlamento ha approntato un provvedimento che ha stabilito di pensare alla tutela ambientale, oltre alla continuità produttiva, la quale deve essere assicurata persino nella fase in cui gli impianti porteranno avanti l’adeguamento alle normative. Si tratta della cosiddetta Aiaautorizzazione integrata ambientale.
La storia dell’industria ha attraversato momenti di difficoltà anche a causa di una tromba d’aria, che il 28 novembre ha causato feriti in seguito ai diversi crolli di cemento. C’è stato anche un morto, un uomo impegnato a dirigere una gru per caricare i materiali provenienti dalle navi.
Le circostanze tormentate della fabbrica sono iniziate dopo il blitz della magistratura, che ha portato all’arresto di vari funzionari. L’azienda aveva reagito in maniera molto dura, prospettando la possibilità di far andare a casa 5.000 dipendenti. I sindacati hanno protestato ampiamente, ritenendo inaccettabile la decisione.

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