Sostieni anche tu la WEBTV di Taranto. Lavoriamo insieme per la nuova divulgazione...... TARAStv e' parte della Taranto che cambia...... Chiedi informazioni su come farne parte al 3381488022 oppure scrivi a: tarasproduzioni@libero.it TARAStv... chi la fa sei Tu !!

domenica 26 agosto 2012

IN ARRIVO LA TERZA "AIA" PER L'ILVA


Ora è annunciata l’Aia sprint e sembra che l’attenzione debba concentrarsi su: “monitoraggio, emissioni fuggitive ossia non convogliate degli impianti a caldo e il parcogeominerario” (intervista Ministro del 21 agosto). Riguardo alle emissioni non convogliate nulla di nuovo, perché bisogna adempiere quanto disposto dall’art 7 testo su Aia e all’art 268 comma 1 Codice Ambiente.
Acquisito che la Puglia è la regione italiana dove maggiore è l’impatto ambientale sulla matrice aria, prodotto da attività industriali. Altresì acquisito che al settore industriale è imputabile, nella Provincia di Taranto, il 90% delle emissioni di monossido di carbonio, il 18% delle emissioni di Composti Organici Volatili , il 60% delle emissioni di ossidi di azoto, il 65% delle emissioni di ossidi di zolfo e oltre l’80% delle emissioni di polveri totali sospese e il 40% delle emissioni di anidride carbonica. La sola Ilva ha generato nello scorso anno più di 8,5 milioni di tonnellate di biossido di carbonio. Importantissimo diventa, in una situazione di criticità ambientale, come quella di Taranto, un nuovo Piano di Risanamento della Qualità del’Aria (PRQA) e di Tutela delle Acque (PTA) della Regione Puglia e i Piani di Monitoraggio (impianti sottoposti Aia statale che sono 5 nella sola Taranto, su 11 di tutta la Puglia) ma soprattutto il controllo, da parte della pubblica amministrazione.
IL GOVERNO? SEMPLIFICA!
Proprio dall’attuale Governo invece del potenziamento delle strutture e delle norme addette al controllo è arrivata la “semplificazione”! Nel decreto legge n. 5 del 9 febbraio 2012, entrato in vigore il 10 febbraio, ci sono tre terribili articoli (proposti ed elaborati dal Ministero dell’Ambiente o da quello dello Sviluppo con il silenzio inconcepibile del Ministero dell’Ambiente e la compiacenza incomprensibile dei cosiddetti ecologisti presenti in Parlamento?) il 14, il 23 e il 24 di semplificazione della normativa ambientale .
Esiziale è l’art. 14, intitolato “Semplificazione dei controlli sulle imprese”, la cui ratio dichiarata è di limitare al massimo i controlli sulle imprese al fine di recare alle stesse “il minore intralcio” possibile. Addirittura si aggiunge che i controllori devono adeguarsi al principio di “collaborazione amichevole con i soggetti controllati al fine di prevenire rischi e situazioni d’irregolarità”.
Amichevole? Quindi collaborazione tra controllore controllato che vuol dire? Che impropriamente i controllori diano consigli all’impresa su quello che dovrà fare per prevenire rischi e situazioni d’irregolarità?
Poiché l’organismo deputato al controllo tecnico è l’Arpa e che i suoi funzionari sono responsabili, ai fini della denuncia di attività illecite che possono determinare danni, appare davvero incredibile la portata di questi articoli che incrementano ulteriormente le riserve dei cittadini su quanto si è detto sull’inquinamento dell’ambiente. Se a queste sciagurate norme si aggiunge il principio legislativo, in base al quale per fare cassa, l’ARPA può accettare consulenze a pagamento anche dai soggetti, che dovrebbe controllare (ed eventualmente denunciare), diventa concreto il sospetto e la sfiducia dei cittadini che, la collaborazione “amichevole” possa sfociare in “diversa collaborazione”.
Nell’Aia concessa sono richiamate nel frontespizio e nel decreto del Ministro numerose leggi, tranne due di estrema importanza la “Raccomandazione del Parlamento Europeo 2001/331/Ce” che, stabilisce i criteri minimi per le ispezioni ambientali e il Regolamento 793/93 dell’UE sulla valutazione il controllo dei rischi presenti nelle sostanze chimiche Nell’aia concessa ci sono questioni rilevanti che dovrebbero essere oggetto di approfondimenti e ne rilevo solo tre : la difformità di dati tra quanto comunicato nel registro Ines e quanto riportato in domanda aia, le emissioni non convogliate e l’uso del pet coke in sostituzione di una parte di fossili.
Riguardo al famigerato benzene sui dati delle emissioni “non convogliate” sono pari a 13,7 tonnellate (anno 2005), 219,2 tra convogliate e non convogliate registro Ines (inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) anno 2005 e 1,25 tonnellate dichiarazioni P-RTR (registro rilascio e trasferimento d’inquinanti). Per gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) si realizza un’incongruità simile: emissioni non convogliate 1,1 tonnellate annue e stimate a 1,8 alla capacità produttiva mentre nella dichiarazione Ines 2005 pari a 22,58 mentre il dato riportato nelle conclusioni del Rapporto dei periti nominati dal GIP si rileva un dato fornito dalla società pari a 600 Kg.
IL PET COKE? E’ IL PIU’ TEMIBILE!
Poiché entrambe le sostanze sono classificate nel Gruppo 1 (il benzene) e nel Gruppo 2 A 2 B (IPA) dallo Iarc di Lione una chiarificazione è il minimo che si possa pretendere. Sul parcogeominerario sembra che il Ministro nella sua intervista di lunedì sia stato molto chiaro “il parco geominerario non è una zona omogenea perché vi sono stoccati materiali molto diversi con differenti rischi di polverosità. Si tratta di selezionare il tipo d’intervento , articolarlo in termini di copertura dove è opportuna e praticabile , o in termini di gestione puntando sulle tecnologie avanzate “.
Evidenziamo subito che le polveri convogliate emesse nel 2010 ammontano a 4159 tonnellate che diventerebbero più di 13.000 alla capacità produttiva. Le polveri “non convogliate” invece superano le 2000 tonnellate annue e di queste, un terzo derivano proprio da stoccaggio e materie prime. Se a tutto questo aggiungiamo l’assurda e irresponsabile decisione di autorizzare in sostituzione di una parte del carbone (5%? 10%?) con il pet coke (e’ l’ultimo prodotto delle attività’ di trasformazione del petrolio ed è considerato lo scarto dello scarto tanto da guadagnarsi il nome di "feccia del petrolio) che sarà stoccato nel parco e che rappresenta una delle sostanze più inquinanti, a causa delle sue caratteristiche (contiene contaminanti come arsenico, molibdeno, nichel, zolfo ,vanadio e IPA in particolare benzopirene e va movimentato con cura per evitare di sollevare polveri respirabili) non si può non concludere che questo assenso aggraverà ulteriormente la situazione di criticità ambientale.
Sull’argomento pet coke esiste la ricerca del dipartimento di Chimica e Fisica della Terra dell’Università degli Studi di Palermo che nel 2004 ha dedicato all’argomento l’articolo “ Inorganic pollutants associated with parti culate matter from an area near petrochemical plant”. A dimostrazione della forte incidenza ambientale del pet coke basta considerare che nel Porto di Gaeta, dove viene una forte movimentazione di pet coke, una ordinanza, emessa dalla Capitaneria di Porto, impone: l’uso di innaffiatori per evitare la sollevazione in aria del pulviscolo, il divieto di scarico in condizioni ventose e l’uso di contenitori o teli isolanti per evitare la fuoriuscita di materiale sulla banchina o nel bacino.
RAGIONIAMO SULLE POLVERI
Tornando alle polveri e soprattutto alle PM 10 - polveri con diametro pari a 10 millesimi di millimetro- in particolare osserverei che la frazione di particolato, con dimensioni superiori a 10 μm, si ferma alle prime vie respiratorie, quella con dimensioni tra 2,5 e 10 μm raggiunge la trachea e i bronchi, quella sotto i 2,5 μm può arrivare agli alveoli. La frazione dimensionale del particolato più importante dal punto di vista degli effetti ambientali è la cosiddetta frazione fine - diciamo da 2.5 μm in giù - e che tuttavia a livello nazionale non esistono metodiche analitiche ufficiali per la determinazione del particolato fine in emissione. Le affermazioni “diversa polverosità dei cumuli stoccati” e di “selezione delle coperture “ appare quindi riduttivistica e di grande superficialità.
FACCIAMO CONTI OCULATI, MA IL BENE COMUNE E’ LA SALUTE E L’AMBIENTE
Incredibile infine che possa essere consentito che nell’uso delle MTD si dichiari tranquillamente che: “non sono state adottate misure di verifica dell’efficacia degli interventi di adeguamento realizzati” Altrettanto incredibile che possa essere consentito a un impianto, con un fabbisogno di energia equivalente a 38 miliardi di Kwh, di potere affermare e il Ministero accettare che “ il gestore ha manifestato l’impegno a utilizzare l’energia in modo efficace”.
Incredibile infine che il Ministro possa affermare in Parlamento che il 75% del PIL lordo della Provincia di Taranto è generato da Ilva facendo riferimento a uno studio di Banca Italia del 2008 ovvero considerando gli eventi occorsi a un’altra era geologica. Consigliamo al Ministro di pagarsi l’accesso al portale della siderurgia italiana “ siderweb” e leggere i dati 2010 di “ Bilancio d’Acciaio” scoprirebbe che sul PIL italiano Ilva incide per 500 euro su ogni milione di euro di valore aggiunto generato dall’economia italiana. Sulla provincia di Taranto per 77 euro su ogni 1000 di valore aggiunto e per 12,4 euro su tutta la Puglia. Considerando anche gli effetti indotti i valori diventano pari a 1500 euro, 24 euro e 121 euro.
Criptico infine il Ministro quando dichiara “Relativamente a questo aspetto - il danno ambientale ;ndr - stiamo valutando queste settimane se è possibile avviare con l’Ilva un accordo per la bonifica del sito, che sostanzialmente supera anche la procedura di danno ambientale “
A Taranto è in atto una partita dalle implicazioni rilevanti: si contrappone la concezione di coloro che credono negli individui, nello Stato e nella sacralità del mercato a chi crede nelle persone, nella società e nella comunità. La ragionevole follia della tutela dei beni comuni e della prevalenza su tutto del diritto alla salute e della tutela dell’ambiente è la bandiera dietro la quale spero possa riconoscersi e lottare la gran parte del popolo italiano.

LE PIU' CLICCATE DELLA SETTIMANA

CERCA NEL SITO