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giovedì 2 giugno 2016

L'ORIENTE DI SHAMY'. UN SOGNO DANZANTE CHE SI REALIZZA

Recita un detto Sufi: Le strade di Dio sono tante quanti i respiri dell'uomo”. Non capita tutti i giorni di assistere ad uno spettacolo di danza Sufi; ero lì, seduto in prima fila sabato 28 maggio al Teatro Politeama Vinelli di Talsano. Ancora non sapevo, però, che quella poltrona di fronte al palcoscenico mi avrebbe dato la possibilità di vivere più intensamente, più da vicino, uno spettacolo di danza orientale dai contorni decisamente accattivanti. C’erano tutti gli ingredienti tipicamente orientaleggianti: ballerine dai fisici sensuali, atmosfera alquanto esotica e un ballerino di danza egiziano dal nome islamico che incuterebbe timore (si fa per dire) se non parlasse in lingua spagnola: Mohamed El Sayed. Maestro e percussionista di fama mondiale ha stregato il pubblico con la sua musica, la sua danza, la sua simpatia, in un coinvolgimento tecnico e musicale di grande impatto scenico. Sorriso sempre stampato sul volto, è riuscito ad impreziosire lo spettacolo con la sua danza trascendentale, vorticosa, la danza sufi. Il sufismo è una corrente filosofica che ritiene possibile il contatto diretto con Dio attraverso la pratica dell'estasi e della meditazione. E poi c’era lei, Shamy’ Kater, o Giulia Seclì se preferite, bella da far impazzire, sicura sul palco nelle sue movenze di ballerina eroticamente orientale, tecnica aggraziata, sguardo che ti penetra nel profondo. Ha avuto l’ardire di chiamare lo spettacolo di danza orientale, da lei organizzato, “Khamsa“. Questa parola in arabo significa il numero cinque della mano, più profondamente è un racconto che rimanda alla mano di Fatima, alla storia delle religioni e dei popoli, alla impagabile voglia di libertà di una donna, del mondo femminile su tutto e tutti. Il corpo di ballo di Shamy’, le Arabien, hanno dato prova di insaziabile volontà coreutica, un po’ emozionate, molto brave nelle continue entrate in scene.
Il momento artistico-musicale raggiunge l’apice con la toccante performance del violinista Francesco Greco  che ha fatto letteralmente impazzire il pubblico grazie al suo talento. Cercando Dio, ho trovato me stesso, diceva Rumi, il fondatore dei Dervirsci danzanti: “Osserva le meraviglie così come accadono intorno a te. Non pretenderle. Percepiscine l‘arte e muoviti attraverso di esse, rimani in silenzio”. Alla fine dello spettacolo, in effetti, appagati e felici, la gente è rimasta incantata, raccolta, commossa. Tutto bene. C’è da auspicare una replica del Khamsa, perché fa bene all’animo, al fisico, al cuore.

Massimiliano Raso

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